UNA FAVOLA DI NATALE & IL NADALIN DI VERONA

Natale è sempre stato, per me, luce, festa, famiglia, colori. Quest’anno ci saranno anche molti ricordi. Spero non me ne voglia, il grande Giovannino Guareschi, se ho parzialmente preso a prestito il titolo della sua fiaba. Lo stile e gli argomenti sono ben diversi, ma l’affetto e la nostalgia sono gli stessi.

Auguri, cari amici!

 

UNA FAVOLA DI NATALE

Se n’era andata così, senza chiedere il permesso a nessuno.
In una grigia mattina di febbraio la loro mamma aveva chiuso gli occhi e via: il suo cuore si era fermato per sempre.

Senza di lei, la loro famiglia non sarebbe mai più stata la stessa.

Il loro papà si ammalò per il dispiacere.
Nell’ospedale in cui si trovava, faceva vedere a tutti il ritratto in bianco e nero della moglie.
E sempre, quando lo mostrava, sentiva una stretta al cuore.

Erano rimasti soli: i tre fratellini finirono in un collegio perché nessun altro poteva prendersi cura di loro.
Vestivano di blu, mangiavano in un enorme refettorio illuminato da grandi finestre, studiavano nell’antica biblioteca tappezzata di volumi.

Gli educatori avevano loro assegnato tre camere differenti: in quella di Alvise dormivano in quattro, in quella di Veronica in due. Lorenzo invece aveva una stanza tutta per sé, così grande che, a volte, gli sembrava di potercisi perdere.

Non si trovavano male, lì, ma sentivano tanto la mancanza di mamma e papà.
Cercavano di andare d’accordo tra loro, ce la mettevano tutta, ma spesso finivano per bisticciare.
Eppure sapevano quanto, le loro scaramucce, avrebbero addolorato i genitori.

I mesi passarono in fretta: prima di quanto potessero immaginare, arrivò la Vigilia di Natale.
Era la prima Vigilia da orfani. Nel loro cuore il vuoto lasciato dalla madre era pesante come un macigno, e provocava un profondo turbamento.

“Vorrei tanto poter rivedere la mamma, anche solo per un istante” fu il desiderio che tutti e tre, all’insaputa l’uno dell’altro, espressero silenziosamente infilandosi sotto le coperte quella sera.
“Chissà se, stanotte, Gesù Bambino mi accontenterà”, si chiedevano, ognuno nel proprio lettino.

L’emozione della giornata li aveva stremati: le loro palpebre si abbassarono piano piano.
Si addormentarono tutti nello stesso istante.
E fu allora che la videro.

“Mamma, mamma!” gridarono all’unisono.
Era un grido silenzioso, ma traboccante di amore.
Lei camminava verso di loro, vestita di bianco, giovane, bella e felice come la ricordavano.
Le corsero incontro, la circondarono con le braccia, le baciarono le guance, le accarezzarono i capelli sottili raccolti in una piccola crocchia.

“Venite con me”, disse piano lei, accomodando colletti e pettinando, con le dita affusolate, le loro ciocche castane.
La seguirono docili, guardandosi l’un l’altro negli occhi e tenendosi per mano.

 

 

Si ritrovarono nella loro cucina, quella vecchia, con i mobili intarsiati e i due grandi cucchiai di legno appesi al muro. Una breve parete divideva la zona pranzo dall’angolo cottura. In quest’ultimo, la mamma aveva voluto le suppellettili bianche e rosse della sua casa di sposa.

C’erano i nonni, lì, ad aspettarli.
E anche il loro papà, di nuovo sorridente e pieno di vigore.

La tavola era apparecchiata con la tovaglia di Natale, i piatti decorati con i castelli inglesi, le posate d’argento, i tovaglioli damascati.
La stanza era illuminata da un candido sole invernale che faceva brillare i bordi dei bicchieri.

La nonna aveva appena sfornato la grande teglia di alluminio un po’ ammaccata, dalla quale proveniva, stuzzicante, l’aroma dell’arrosto.

Sedettero tutti insieme intorno al grande tavolo rettangolare.
Il pranzo era al contempo sobrio e speciale, come erano tutti i menu dei loro giorni di festa.

E mentre mangiavano, era tutto un sovrapporsi di chiacchiere, di sorrisi, di sguardi affettuosi, di ricordi dei momenti felici.

C’era il Nadalin, per dessert.
Era il dolce tradizionale della loro città: una stella dal sapore semplice, ricoperta da una cascata di mandorle, pinoli e zucchero a velo.
Il nonno, come sempre, l’aveva comprato in pasticceria.
Diceva che non era Natale, senza.
E che non c’era Pandoro che potesse uguagliarlo.

Fu la mamma a tagliarlo, usando il coltello seghettato del pane.
Impugnò il manico di legno, affondò la lama nella glassa.
La stella fu suddivisa in tre parti uguali.
Un delicato profumo di limone e vaniglia si sprigionò nella stanza.

“Ce n’è un pezzo per ognuno di voi, bambini”, disse.
Lorenzo, Alvise e Veronica allungarono le manine per prendere la loro porzione.

“Però aspettate a mangiare” intimò la mamma “Prima, guardate bene le parti che vi sono toccate. Che forma hanno?”.
“Non saprei” rispose Veronica.
“Boh” aggiunsero i fratelli.
“E che forma aveva, prima?”.
“Di una stella!” esclamarono orgogliosi di sé tutti e tre i bimbi.

“Vedete?” spiegò la mamma “Questi tre pezzi di dolce, anche se divisi, mantengono comunque un ottimo sapore. Non hanno però una bella forma. Insieme, invece, formano una splendida stella profumata, simbolo delle feste”
Poi aggiunse: “Anche per voi è così: rimanete uniti e brillerete come una stella. La mia stella preziosa”.

Pronunciando queste ultime parole, la sua voce si fece più flebile.
I bambini alzarono lo sguardo verso il suo viso: la sua immagine diventava via via più luminosa e sfocata.
La mamma se ne stava andando.

La sentirono sussurrare “Ricordate, piccoli miei, che vi voglio bene. Tanto tanto bene…”.
E si svegliarono.

Uno a uno, nelle loro stanzette, Alvise, Lorenzo e Veronica aprirono gli occhi.
Sul cuscino di ognuno c’era qualcosa.
Solo dopo qualche istante capirono: erano le tre parti del Nadalin.
La mamma le aveva lasciate lì per loro.

Il sonno li abbandonò di colpo: in un attimo scesero dai lettini, in un istante si ritrovarono insieme nella grande camera di Lorenzo.
Si guardarono senza parlare, si abbracciarono stretti.

Avvicinarono i tre pezzi di dolce.
Combaciavano perfettamente.

I tre fratellini sorrisero.
Poi asciugarono una piccola lacrima che voleva scappare attraverso le loro ciglia.

Le tre parti di Nadalin, unite, formavano una stella.
Che profumava di vaniglia, di limone.

E dell’amore di una mamma.

 

 

STAMPA LA RICETTA
IL NADALIN DI VERONA
L'ho ritrovata di recente, Barbara Rossi, compagna di liceo poco frequentata ma mai dimenticata. Barbara, come allora, ancor oggi è una splendida donna. È appassionata di antiquariato e sulla via principale di Vago (VR) gestisce "L'Arpa, restauro e antichità", un negozio pieno di bellissime cose -se vi capita di passarci davanti, fermatevi un attimo a curiosare-. Non disdegna inoltre la cucina e ama cercare ispirazione sui vecchi volumi di pasticceria appartenuti ai suoi nonni. Il NADALIN che vi propongo è suo: una ricetta che appartiene alla storia della sua famiglia ma che ha riportato indietro nel tempo anche me...
Voti: 1
Valutazione: 5
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Tempo di preparazione 45 MINUTI
Tempo di cottura 45 MINUTI
Tempo Passivo 6 ORE
Porzioni
PORZIONI
Ingredienti
  • PER IL "LEVADIN" (LIEVITINO):
  • 90 g FARINA 00
  • 50 g LIEVITO FRESCO
  • 70 ml LATTE TIEPIDO
  • PER LA SECONDA LIEVITAZIONE:
  • 510 g FARINA 00
  • 130 g ZUCCHERO SEMOLATO (questo è il peso dello zucchero consigliato da Barbara, io ne ho utilizzati 160 g)
  • 100 g BURRO ammorbidito
  • 2 UOVA
  • SALE
  • 0,5 g VANILLINA
  • SCORZA di mezzo LIMONE grattugiata
  • 60 ml LATTE circa
  • PER LA GLASSA:
  • 8 BISCOTTI ORO SAIWA tagliati a cubetti con un coltello
  • 70 g MANDORLE sgusciate e tritate grossolanamente
  • 50 g PINOLI
  • 15 g ZUCCHERO SEMOLATO
  • 25 g ACQUA
  • PER DECORARE:
  • ZUCCHERO a VELO
Tempo di preparazione 45 MINUTI
Tempo di cottura 45 MINUTI
Tempo Passivo 6 ORE
Porzioni
PORZIONI
Ingredienti
  • PER IL "LEVADIN" (LIEVITINO):
  • 90 g FARINA 00
  • 50 g LIEVITO FRESCO
  • 70 ml LATTE TIEPIDO
  • PER LA SECONDA LIEVITAZIONE:
  • 510 g FARINA 00
  • 130 g ZUCCHERO SEMOLATO (questo è il peso dello zucchero consigliato da Barbara, io ne ho utilizzati 160 g)
  • 100 g BURRO ammorbidito
  • 2 UOVA
  • SALE
  • 0,5 g VANILLINA
  • SCORZA di mezzo LIMONE grattugiata
  • 60 ml LATTE circa
  • PER LA GLASSA:
  • 8 BISCOTTI ORO SAIWA tagliati a cubetti con un coltello
  • 70 g MANDORLE sgusciate e tritate grossolanamente
  • 50 g PINOLI
  • 15 g ZUCCHERO SEMOLATO
  • 25 g ACQUA
  • PER DECORARE:
  • ZUCCHERO a VELO
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Istruzioni
  1. PRIMA LIEVITAZIONE (ovvero preparo il "LEVADIN", versione veronese del LIEVITINO): La sera prima, sciolgo in una ciotola il LIEVITO nel LATTE tiepido, aggiungo la FARINA destinata al lievitino e impasto con una forchetta. Copro con pellicola trasparente e lascio LIEVITARE per tutta la notte.
  2. SECONDA LIEVITAZIONE: Inserisco nella MACCHINA PER IL PANE gli ingredienti per la seconda lievitazione: la FARINA 00, lo ZUCCHERO, il BURRO ammorbidito, le UOVA, un pizzico di SALE, la VANILLINA, la SCORZA DI LIMONE grattugiata, il LATTE, il LIEVITINO. Amalgamo velocemente con una forchetta tutti gli ingredienti, poi aziono l'apparecchio sul programma DOUGH (impasto). La consistenza finale del composto deve essere media. Lascio LIEVITARE almeno DUE ORE dentro la macchina tenendo chiuso il coperchio. N.B.: Posso anche impastare a mano, aggiungendo al LIEVITINO gli altri INGREDIENTI (la farina va inserita un po' alla volta a cucchiaiate). Poi devo lasciar lievitare in ambiente tiepido almeno due ore, coperto con pellicola trasparente.
  3. MODELLAZIONE del NADALIN e TERZA LIEVITAZIONE: Una volta terminata la seconda lievitazione, lavoro l’impasto (posso semplicemente attivare nuovamente la macchina per il pane), creo una PALLA il più rotonda possibile e la pongo su una leccarda foderata con CARTA FORNO. Effettuo quattro TAGLI approfonditi fino a circa metà della sfera: due in un senso -paralleli tra loro- e due perpendicolari ai precedenti. Apro i PETALI della stella capovolgendoli verso l'esterno e li modello a PUNTA. (Vedi il tutorial fotografico qui sotto e a fine ricetta *)
  4. PREPARAZIONE DELLA GLASSA: Unisco in una ciotola i BISCOTTI Oro Saiwa (rigorosamente!) tagliati a piccoli pezzi con il coltello, le MANDORLE con la buccia, anch’esse tagliate a coltello, i PINOLI e lo ZUCCHERO semolato. Il tutto va mescolato con l'ACQUA. Distribuisco questa GLASSA sul Nadalin (leggermente inumidito sulla superficie per agevolare l'adesione della glassa). Copro il dolce con PELLICOLA TRASPARENTE senza farla appiccicare. Lascio LIEVITARE per almeno 45 minuti.
  5. NEL FRATTEMPO, preriscaldo il FORNO (ventilato) a 170°C.
  6. TRASCORSO il tempo di lievitazione, rimuovo la pellicola trasparente dal dolce e INFORNO. CUOCIO per 15 minuti: a questo punto il Nadalin dovrebbe essere ben lievitato e dorato. Abbasso la temperatura a 150°C e cuocio per altri 30-35 minuti (in totale, la cottura dovrebbe durare circa 45-50 minuti)
  7. TOLGO dal forno e lascio RAFFREDDARE su una griglia.
  8. SERVO il NADALIN spolverizzato con ZUCCHERO a VELO.
  9. * ECCO il TUTORIAL fotografico...
Recipe Notes

IL NADALIN DI VERONA: Wikipedia dice: "Fu inventato nel duecento per festeggiare il primo Natale di Verona sotto la signoria della famiglia della Scala. È poi l'antenato del più celebre Pandoro, che invece fu creato nell'Ottocento. Rispetto a quest'ultimo il Nadalin, pur avendo ingredienti simili, è meno burroso e fragrante, ma più compatto e dolce. Anche la forma è differente: se infatti il Pandoro ha una forma regolare standard a stella ed è molto alto, il Nadalin invece è molto più basso e non ha una forma ben precisa... Nel 2012 il Nadalin ha ottenuto la Denominazione Comunale d'Origine (De.C.O.)". - ROBOT: Ho usato la macchina per il pane Kenwood, ma questa ricetta può essere eseguita anche con un robot o a mano. - FORNO: Quelli indicati nella ricetta sono tempi e temperature di cottura effettivi (la temperatura è stata misurata con termometro a sonda) per il forno Gaggenau; per altri forni, potrebbero essere diversi. Se non indicato diversamente nel testo, la cottura avviene ponendo il cibo al secondo livello del forno, incominciando dal basso. - INGREDIENTI: Se non indicato diversamente nel testo, le uova utilizzate sono di misura media e a pasta gialla. - FONTE: Questa è una ricetta di famiglia della mia amica Barbara Rossi, che ringrazio infinitamente.

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2 Comments

  • comment-avatar
    Renzo Cocco 25 dicembre 2017 (7:58)

    Una grande lezione di vita e d’amore che ci hanno lasciato i nostri genitori raccontata con commovente sensibilità. Ci insegna che il futuro si costruisce con quello che siamo stati e che siamo oggi, nel bene e per libera scelta nel male. A noi sta la scelta….Ancora Buon Natale!.
    Renzo

    • comment-avatar
      Pane per i tuoi denti 26 dicembre 2017 (4:33)

      Come sempre, carissimo Renzo, le tue parole sanno cogliere nel segno!
      Non è sempre facile seguire la strada del bene: quella dell’amore è comunque la direzione che più ci avvicina alla serenità.
      Grazie, grazie davvero del bellissimo commento.
      Con gli auguri più affettuosi.
      Valeria