LA NATIONAL GALLERY DI LONDRA -CON LE PAROLE DI ALE- & IL BROCCOLO FIOLARO DI CREAZZO

Affascinante visita alla National Gallery di Londra, naturalmente accompagnati da Alessandra Gennaro. Questa volta, i capolavori della pittura europea dal 1250 al 1350 li racconterò al mio papà…



“È BELLISSIMA”

Ore 10,45

“Ciao, papi”.
Eccoci qui, nella casa di riposo in cui vivi da quando la mamma se n’è andata.
La sala riservata alle visite è ampia e luminosa.
Profuma di disinfettante e di pulito.

Indosso i guanti azzurri di nitrile.
Mi siedo accanto a te.
Ti prendo la mano. La tua stretta è forte e affettuosa.

Ti guardo negli occhi, tu guardi nei miei.
Hanno un sapore dolce, questi sguardi.
Il sapore dell’amore che ci lega.

Ti parlo a bassa voce, ma fatichi a sentirmi.
Aumento il tono e ti faccio la consueta domanda: “Vuoi vedere la foto della mamma?”.

Sì, lo vuoi.
Ti apro sull’iPhone quell’immagine in bianco e nero scattata alla Mina diciassettenne.
Con la mano sinistra accarezzi lo schermo.
La foto scompare mentre tu sussurri “È bellissima”.
Probabilmente, saranno le uniche parole che pronuncerai in questa mezz’ora di visita.

“Papà, vuoi che ti faccia vedere le opere d’arte che la mia amica Alessandra ha trattato nel suo webinar e nelle sue storie di Instagram?”.
È difficile far passare il tempo se a parlare sono solo io.

Mi fai cenno di sì con il capo.
Anche se non sai che cosa sia un webinar, né le storie di Instagram.
E non hai idea di chi sia Alessandra.

“Questi dipinti sono esposti alla National Gallery di Londra” esordisco mentre smanetto per aprire il primo link.

“La National Gallery è un enorme museo fondato ai primi dell’Ottocento e ampliato in seguito. Contiene oltre duemila opere di valore inestimabile, soprattutto quadri europei eseguiti tra il 1200 e il 1900”.

“Sai, papi, fin dall’inizio, la finalità di questa struttura è stata quella di promuovere la conoscenza dell’arte al grande pubblico”.

“Da sempre, entrare non costa nulla, perché -nell’atto di costituzione- si afferma la gente ha il DIRITTO alla cultura”.

“Da sempre non esiste un codice di abbigliamento. Insomma, potremmo andare vestiti così come siamo: tu in tuta e io in jeans”.

“Da sempre, in questo museo i bambini sono i benvenuti. Perché è importante avvicinarli quanto prima alla bellezza. E per permettere a tutti i genitori -anche a quelli che non possono contare su una baby sitter- di visitare l’esposizione”.

Finalmente il primo dipinto compare sullo schermo del telefono.
Mi aspetto il massimo disinteresse, da parte tua: sei sempre stato una persona estremamente curiosa e avida di cultura, ma i tuoi novantacinque anni e la malattia hanno purtroppo spento in te tante velleità.

E invece mi stupisci: raddrizzi la schiena, ti aggiusti gli occhiali sul naso, e appoggi la mano sulla mia come per indurmi a fermare l’immagine.


Andrea da Bonaiuto da Firenze, Madonna col Bambino e dieci santi (1365-70)

Andrea da Bonaiuto da Firenze,
Madonna col Bambino e dieci santi
(1365-70)

“L’avresti mai pensato, papà, che un polittico di questa fattura potesse avere la funzione di mappa?”.

Scuoti la testa, e mi guardi aggrottando un po’ le sopracciglia.

“Sì, è la pianta di Santa Maria Novella, la principale chiesa domenicana di Firenze. A ogni santo rappresentato corrisponde una delle cappelle dislocate ai lati dell’altare maggiore, altare dedicato alla Vergine Maria”.

“È un’opera particolarissima, unica nel suo genere. La Madonna e il Bambino occupano l’arco centrale, sormontato da un timpano decorato da foglie intagliate. Gli inglesi le chiamano crockets, grilli. Su entrambi i lati, cinque santi sono incorniciati da colonne tortili. Le colonne sono sormontate da “pennacchi”, arricchiti da perle di vetro che rappresentano pietre preziose”.

“Tu li conosci, papà, gli attributi dei santi? Per esempio, il leone di San Marco, il bue di San Luca, l’aquila di San Giovanni. Oppure l’unguento con cui Santa Maria Maddalena ha unto i piedi di Gesù, il giglio di San Domenico, la palma del martirio di Santa Caterina d’Alessandria e di San Pietro. O la luce emanata dalla mano di San Tommaso d’Aquino, che, con il proprio insegnamento, ha illuminato la Chiesa”.

Sei sempre stato un cattolico praticante, papà.
In passato, avresti sicuramente notato che, tra gli evangelisti, manca San Matteo.
Avresti saputo anche dirmi che questi simboli permettevano agli analfabeti di riconoscere i personaggi raffigurati.

Mi piace pensare che, questo, tu lo ricordi anche oggi.
Perché, guardandomi negli occhi, annuisci lentamente con il capo.


Dittico Wilton – fronte (1395-99)
Dittico Wilton – retro (1395-99)

Il Dittico Wilton
(1395-99)

Bellezza (anzi, eccezionale bellezza) e politica a braccetto.
Almeno una volta nella storia, è stato possibile.
Il dittico Wilton ne è la prova.

Sono necessarie due foto, per poter apprezzare completamente questo dipinto.
Perché il dittico ha un fronte e un retro.
E, come dice l’etimologia, una piega centrale per chiuderlo come un libro.

“Guarda che meraviglia, papà: si tratta di un capolavoro del Gotico internazionale, uno dei pochissimi scampati alla follia iconoclasta successiva allo scisma che portò alla fondazione della Chiesa anglicana”.

“Vi è rappresentata l’incoronazione di Riccardo II Plantagenet. Riccardo, imberbe, inginocchiato, indossa una veste con decori che ricordano la ginestra. Perché il nome latino di quest’ultima -Planta genista- gioca con il cognome del re.”.

“Cristo benedice Riccardo, la Vergine lo guarda con dolcezza. Tre santi lo affiancano. Sono Giovanni Battista, che annunciò la venuta del Messia, ed Edmondo martire con Edoardo il Confessore, santi che furono sovrani. Non ti pare che, messi così, l’uno dietro l’altro, rammentino i Re Magi? Del resto, Riccardo era nato il 6 gennaio”.

“Il re fanciullo -fu incoronato a dieci anni- indossa una spilla a forma di cervo bianco. E il bianco, si sa, è segno di purezza. La stessa spilla compare sugli abiti azzurri degli angeli, a dimostrare il loro sostegno al monarca. Il cervo è riportato anche sul retro del dittico. Ma perché un cervo? Forse per assonanza -cervo in inglese si dice hart- con Richart, versione francese del nome Richard”.

“Vedi, papà? Tutto, in questo dipinto, concorre a sottolineare l’origine divina del committente: il suo governo sarà sacro, ed egli regnerà sotto la diretta protezione della Vergine e di Cristo”.

Sei incredibilmente attento.
Che tu amassi la politica, lo sapevo.
E ora ho anche la prova di quanto tu apprezzi la bellezza.



La signora al pianoforte

Scorriamo insieme le fotografie.
Ce n’è qualcuna -stupenda- in bianco e nero.

Tra le altre, ti colpisce l’immagine di una signora di mezza età al pianoforte.
Mi guardi negli occhi, e il tuo sguardo mi chiede chi sia.

“Si chiamava Myra Hess”, ti racconto.

“La sua storia è commovente ed estremamente attuale” continuo, e con angoscia mi chiedo se tu ti sia reso conto dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

“All’inizio della seconda guerra mondiale, i dipinti della National Gallery furono messi in sicurezza in una miniera di ardesia in disuso, nel nord del Galles. Fu il curatore della National Gallery, Kenneth Clark, a occuparsi del trasferimento e a preoccuparsi che le opere non subissero danni”.

“A quel punto, i quadri erano al sicuro. Però le cornici erano vuote, le sale del museo deserte. E Kenneth malinconico e depresso”.

“La guerra può toglierci tutto, ma non il piacere della musica. Fu proprio una musicista a rasserenare il signor Clark: una pianista famosa che si chiamava Myra Hess, la quale si offrì di suonare nelle sale vuote. Fu un trionfo. Myra tenne i suoi concerti nella National Gallery per oltre sei anni, nelle pause pranzo, dal lunedì al venerdì. Non saltò un solo un giorno, neppure sotto i bombardamenti. E mai chiese alcun compenso”.

“Alla fine del conflitto, la Hess suonò a New York, convocata dal grande Toscanini. Interpretò un pezzo per pianoforte di Beethoven”.

Cerco l’esecuzione su YouTube, te la faccio sentire.
Si tratta del concerto numero 3.

La musica mi è familiare.
Chiudo gli occhi, rallento il respiro.
Come per magia, ritorno indietro nel tempo.

Sì, papà: è la stessa melodia che, quand’ero piccola, tu ascoltavi dal registratore Lesa la domenica mattina.


Cimabue, Madonna con Bambino e due angeli (1280-85)

Cimabue
Madonna con Bambino e due angeli
(1280-85)

È un po’ scura, questa immagine, perché Cimabue utilizzava la biacca, che offuscava i colori.
Ciononostante, è commovente.

“Ha un che di bizantino, questo quadro. Ma è meno formale, e rende più accessibile al fedele il suo rapporto con Dio”.

“La Madonna è seduta su un trono e tiene in braccio il figlio. Il cuscino sotto di loro si affloscia e dà la sensazione del loro peso. Gli angeli e Maria, tristissimi, guardano verso di noi, condividendo la conoscenza della natura divina di Cristo e della sorte che lo attende”.

“Il Bambino, proprio come fanno tutti i bimbi del mondo, gioca con la mano della madre”.

Ti parlo lentamente.

“È un’immagine dolcissima, papà. Tu non hai la sensazione che siano realmente davanti a noi?”.

Mi sorridi.
Prendi la mia mano.
E, quasi come farebbe un bambino con la mamma, giochi con le mie dita.


Duccio, Madonna con Bambino, San Domenico e Sant’Aurea (1312-15)

Duccio
Madonna con Bambino, San Domenico e Sant’Aurea
(1312-15)

“Linee eleganti, colori tenui e armoniosi: questo è Duccio, il principale artista senese del Trecento”.

“Duccio è raffinatezza: le vesti sono pregiate, le aureole curate e intrecciate.
Duccio è tenerezza: lo vedi, papà, lo sguardo che unisce madre e figlio?
Non ti emoziona il Bambino che gioca con il velo della madre? E le mani della Vergine che circondano i piedini di Gesù?”.

“Ma non è tutto: sui pannelli laterali di questo trittico, san Domenico in bianco e nero e sant’Aurea con un mantello rosa e oro sembrano proteggere e benedire madre e figlio”.

“Quando i pannelli vengono chiusi, rimangono visibili solo i Profeti, con le loro pergamene”.

E annunciano l’avvento di Cristo.


Maestro del Crocifisso di Borgo (Maestro dei Crocifissi Francescani), L’uomo dei dolori (1255-60)

Maestro del Crocifisso di Borgo (Maestro dei Crocifissi Francescani)
L’uomo dei dolori
(1255-60)

Di questo quadro, Alessandra non ha parlato.
Ma lo adoro, quindi te lo racconto io…

“L’uomo dei dolori: Cristo sulla croce, raffigurato immediatamente dopo la morte. Un’immagine che affonda le radici nell’arte bizantina. Una rappresentazione popolare nell’Ordine Francescano, devoto alla contemplazione delle sofferenze di Gesù”.

“Vedi, papà? Dietro la grande aureola, la croce presenta tre sfumature: tre come i diversi legni (abete, palma e cipresso) di cui si pensava essa fosse costituita. Tre come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”.

“La pelle di Cristo ha il colore della morte. Gli angeli sopra di lui si coprono gli occhi disperati. Il dolore di Gesù è tangibile. E coinvolge anche chi guarda”.

Mi accorgo che abbassi gli occhi.
La sofferenza che traspare da questo dipinto ha colpito anche te.


Beato Angelico Pala di Fiesole – predella, particolare (1424-25)

Beato Angelico
Pala di Fiesole (predella)
(1424-25)

Quanti personaggi ci sono, nell’opera che compare a questo punto sullo schermo del mio smartphone: serafini vestiti di rosso, cherubini in blu, santi.

“Sai? Questo è l’unico dipinto esistente in cui compaiano tutti i santi.
Gli angeli cantano, ballano, suonano strumenti musicali.
Cristo, al centro, in piedi su nuvole sottili, tiene in mano il vessillo bianco e rosso simbolo della resurrezione”.

“La senti, papà, la gioia che sprigiona da questo pannello? Con il suo stile grazioso, raffinato e decorativo, Beato Angelico non è mai drammatico”.

“Anzi, con le sue opere, ci rammenta che la pace e la fede in Dio sono la soluzione”.
Caro papi… non c’è bisogno che, questo, io te lo dica.
Ne sono certa: tu lo sai già.


Ore 11,15

È tempo di andare.
L’infermiera si avvicina a noi sorridendo per ricordarci che il nostro incontro è terminato.
Purtroppo.

In silenzio, papà, appoggi le dita sul mio avambraccio, come per chiedermi di non cancellare dallo schermo quella splendida opera d’arte che ancora la illumina.
Per qualche istante, rimani immobile a guardarla.

Ti osservo, e vedo che muovi le labbra pronunciando una brevissima frase.
“È bellissima”, mi dici.

Una frase sussurrata a mezza voce.
Semplice ed emozionata.

Anche se la tua mente non è più la stessa, il tuo cuore non è cambiato.

“È bellissima”.
Ripeto io.

Mi rendo conto che si tratta delle stesse parole che avevi pronunciato al mio arrivo.

Le avevi riservate alla mamma.
Alla donna che, per oltre sessant’anni, è rimasta al tuo fianco.
Alla donna che è stata il più grande amore della tua vita.



Questo articolo è ispirato alla lezione dedicata alla National Gallery di Londra, tenuta online da Alessandra Gennaro.

Mi scuso per eventuali errate interpretazioni, scorrettezze, omissioni.
E, soprattutto, per le divagazioni frutto della mia fantasia.

Ringrazio Alessandra per la splendida conferenza. Ringrazio anche il bellissimo sito della National Gallery di Londra per la possibilità di scaricare le immagini di tutte le opere d’arte e le fotografie di questa presentazione, tranne la predella della Pala di Fiesole del Beato Angelico (il cui download deriva da Wikimedia) e la foto di Myra Hess (scaricata dal sito della University of London).



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Cliccando sulla copertina riportata qui sopra, è possibile scaricare il PDF con le immagini e i titoli degli argomenti trattati durante la lezione. Nel file sono stati appositamente lasciati degli spazi bianchi per eventuali annotazioni.


IL BROCCOLO FIOLARO DI CREAZZO
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IL BROCCOLO FIOLARO DI CREAZZO

Stupendo: una verdura “verde” con il sapore del broccolo.
Il BROCCOLO FIOLARO ("fiolaro" da “fiol”, figlio, perché tra le foglie presenta delle inflorescenze) ha una lunga storia. Era noto già agli antichi romani, tanto che Catone il Censore ne parla riconoscendone le proprietà medicamentose. Si dice anche che Goethe, vedendo l’ortaggio al mercato, ne rimanesse colpito.
Dopo la contrazione della diffusione del broccolo fiolaro nel XX secolo a favore di specie importate, negli ultimi decenni si è assistito alla sua ricomparsa. Fortunatamente.
Preparazione10 min
Cottura15 min
Tempo totale25 min
Portata: Contorno
Cucina: Italiana, Mediterranea
Keyword: cipolla, olio, parmigiano, pomodori, pomodorini secchi, scarola

Equipment

  • Una padella antiaderente profonda da 28 cm.

Ingredienti

  • 25 g OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA
  • 30 g CIPOLLA ROSSA tritata
  • SALE
  • 400 g BROCCOLO FIOLARO DI CREAZZO
  • PARMIGIANO in scaglie (a piacere)

Istruzioni

  • PULISCO e lavo il BROCCOLO FIOLARO. Tolgo le foglie rovinate e rimuovo le coste più grosse e dure. Lo sgocciolo bene.
  • IN UNA PADELLA antiaderente -profonda- del diametro di 28 cm metto a scaldare per circa due minuti l'OLIO EVO con la CIPOLLA tritata e il sale.
  • AGGIUNGO il BROCCOLO FIOLARO, lascio CUOCERE a fuoco medio/basso per circa 15 minuti, unendo, se necessario, qualche cucchiaiata d'acqua per evitare che annerisca troppo.
  • CONSIGLIO vivamente di servirlo caldo con SCAGLIE di PARMIGIANO.

Note

IL BROCCOLO FIOLARO DI CREAZZO: si tratta una varietà di broccolo (famiglia delle Cruciferae o Brassicaceae) inserita nell’elenco dei prodotti tipici veneti, coltivata sulle colline che sorgono intorno a Creazzo in provincia di Vicenza. Da wikipedia,  che ringrazio. – SE VI È PIACIUTA QUESTA RICETTA, provate anche le CIPOLLINE IN AGRODOLCE.

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2 Comments

  • comment-avatar
    alessandra 30 Marzo 2022 (22:28)

    5 stars
    Fatico a lasciare un commento, da tanto sono emozionata e commossa. Sei una persona speciale, te lo dico anche da qui. Un abbraccio stretto stretto al tuo papà.

    • comment-avatar
      Pane per i tuoi denti 30 Marzo 2022 (23:08)

      Grazie, cara Alessandra,

      delle tue splendide lezioni, della tua fiducia, del tuo commento, della tua amicizia.
      A domani!

      Valeria

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