IL SAPORE DEI SOGNI & IL RISOTTO MEDITERRANEO AMC CON POMODORO E BASILICO

Ci chiamano “culo & camicia”.
Forse non hanno tutti i torti.

Dopo Thelma e Louise, siamo l’accoppiata più stramba che la storia conosca.

Mettete in un mixer giovinezza, simpatia, creatività, una innata capacità di raccontare e di coinvolgere chi la ascolta.
Attivate alla massima potenza.
Otterrete Anna.

Impastate a mano un’età quasi pensionabile, pignoleria, smanie organizzative, passione per la tecnologia, timidezza.
Avrete la sottoscritta.

Ci accomunano idee, sogni, entusiasmi travolgenti (e, a volte, anche profonde delusioni).

Ci chiamano “culo & camicia”.
Forse non hanno tutti i torti.

Per me, comunque, quella con Anna è una bella, importante, preziosa amicizia.

 

Giorni fa, Anna e io siamo state in cattedra.
In un istituto alberghiero: l’ENAIP di Isola della Scala (Verona).

Abbiamo parlato di blog, di vita, di noi stesse.

È stata una delle esperienze più “forti” della mia vita.
Ho avuto tanto, tantissimo, in cambio delle quattro nozioni sul web che sono stata in grado di fornire.

I ragazzi hanno fatto domande interessanti, interventi giuggioloni, discorsi da teen ager e ragionamenti da adulti.

Uno degli allievi mi ha chiesto una favola, una favola dedicata proprio a loro.
Gliene sono stata profondamente grata.
Grata per l’interesse che mi ha dimostrato.
Grata perché mi ha aiutata a spiegare che quasi mai io cerco l’ispirazione.

Molto più spesso di quanto si possa pensare, è l’ispirazione a trovare me.

 

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IL SAPORE DEI SOGNI

Erano partiti tutti insieme, la mattina presto, non appena il sole aveva incominciato a scaldare.
La scuola si era autotassata per noleggiare quel pullman argentato con gli specchietti simili alle antenne di un grande insetto.

Gli allievi del terzo e del quarto anno erano saliti uno alla volta, spintonandosi a vicenda, ridendo, vociando per mascherare la tensione.
Non mancava nessuno.
Nemmeno l’imperturbabile Serena, né il riservatissimo Federico, e neanche la solo apparentemente timida Martina.
Per essere lì, Sara non sarebbe andata al lavoro nella pasticceria con cui collaborava.

L’idea di partecipare alle selezioni del cooking show più famoso d’Italia era nata quasi per caso, commentando il monito che due strane insegnanti -salite proditoriamente in cattedra qualche tempo prima per parlar loro di blog- avevano lanciato uscendo dall’aula: “Seguite i vostri sogni, coltivate il vostro entusiasmo”.

Qual era il sogno più grande per loro, giovani allievi di un istituto alberghiero?
Che cosa era in grado accrescere il loro entusiasmo?
La risposta fu pressoché unanime: “Masterchef”.

Fu così che incominciò l’ambaradan: ricerche in internet, iscrizioni al casting, riti scaramantici propiziatori.

Le telefonate che comunicavano la data dei provini arrivarono tutte insieme, per tutti coloro che ne avevano fatto richiesta.
Quel giorno, a scuola, fu festa grande: vennero stappate le bibite disponibili nelle macchinette, esaurite le scorte di bevande calde, divorate le merendine.

In giro per i corridoi, c’erano ragazze che si abbracciavano, ragazzi che si scambiavano il “cinque”, insegnanti sorridenti e soddisfatti.

Il giorno stesso incominciò la preparazione: laboratori di cucina, esecuzione di ricette sempre più difficili, esercitazioni sotto stress.
Il gruppo femminile studiò pettinature e trucco.
Quello maschile si limitò a gigionare.

E finalmente venne il momento di partire…

Il pullman arrivò agli studi televisivi puntuale come un orologio svizzero.
C’era un silenzio irreale, tra i ragazzi.
L’ansia e il nervosismo li potevi tagliare con un coltello.

Scesero in file ordinate dal bus, attesero disciplinatamente di poter entrare nella sede Sky.
Tenevano gli occhi bassi.
Ogni tanto, si scambiavano qualche sguardo, accennavano un sorriso a labbra strette, deglutivano e riabbassavano gli occhi.

Credevano di dover cucinare, e invece dovettero sottoporsi a dei colloqui: raccontare di sé, del proprio amore della cucina.

Non era mai accaduto prima, nella storia del reality: fra le migliaia di aspiranti masterchef presenti, vennero scelti quattro ragazzi della stessa scuola.
Proprio quattro di loro, i ragazzi dell’ENAIP di Isola della Scala, comune di Verona famoso per il proprio riso.

Quattro amici: due maschi e due femmine.

Matteo: chiacchierone, in perenne movimento, il giullare dell’istituto, la disperazione degli insegnanti
Giulia: scrittrice fantasy, forse l’unica tra i suoi coetanei a snobbare l’uso del computer.
Andreea: fotografa autodidatta, capace di commenti teneri e penetranti.
Elia, combattuto tra due grandi passioni: la cucina e i viaggi.

Quattro allievi su trenta corrispondevano al 13% del totale: una percentuale altissima!

Quando risalirono sul pullman erano eccitatissimi.
Tutti, anche coloro che non avevano passato la selezione.
Non potevano smettere di ridere, cantare, parlare a voce altissima.

Nella confusione, nessuno si era accorto che i quattro prescelti stavano confabulando stretto stretto tra loro e che il più concitato di tutti era Elia.

Elia era il globe trotter della classe: le riviste di viaggio erano i suoi libri, le sue ricette le cercava su siti di altri paesi. Sognava da sempre gli Stati Uniti e a volte, in classe, anziché seguire la lezione, partiva per la tangente a immaginare il Chrysler Building o il deserto del Colorado.
Per essere con la propria classe alle selezioni di Masterchef, Elia aveva rinunciato alla vacanza proprio negli USA che i suoi genitori gli avevano promesso da tempo.
Eppure, la cosa non gli era dispiaciuta, anzi: stare accanto ai propri amici era per lui molto più importante.

Fu proprio Elia, dopo questo consulto con gli altri, a prendere in mano il microfono e a parlare al resto dei compagni.

“Ragazzi”, esordì.
Intorno si fece improvvisamente silenzio.
“Questa è una giornata che non dimenticheremo” continuò. “Noi quattro abbiamo superato le selezioni, ma abbiamo avuto solo più fortuna di voi… in pratica, è come se fossimo stati accettati tutti insieme. Ecco, la nostra decisione sarebbe questa: in caso di vincita, l’assegno verrà suddiviso tra tutti coloro che sono presenti oggi”.
E concluse ammiccando. “Personalmente, propongo di utilizzarlo per un viaggio collettivo negli States”.

Fu un’ovazione.
Anzi, una standing ovation comprensiva di saltelli e balletti che costrinsero insegnanti e autista del pullman a ripristinare l’ordine con la minaccia di ritorsioni.

 

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Buona parte delle loro vacanze estive, Matteo, Giulia, Andreea ed Elia le trascorsero negli studi televisivi a registrare.

Impararono come si sta davanti alla telecamera e dietro i fornelli.
Si impratichirono sull’uso corretto del coltello.
Provarono e riprovarono a spadellare come veri chef.
Studiarono le tecniche di impiattamento e di decorazione dei cibi.

La disciplina era rigidissima.
Gli orari estremamente duri.
Le prove, stressanti e faticosissime.

Arrivarono al punto di invidiare i compagni di scuola che erano stati esclusi.

Durante le prime undici trasmissioni, assistettero all’esclusione degli altri concorrenti.
Tra le lacrime e gli abbracci, li videro uscire di scena uno a uno.

Alla puntata finale accadde qualcosa che aveva dell’incredibile: rimasero solo loro quattro.
Quattro finalisti anziché due.
Quattro ragazzi di fronte a quattro chef stellati.

“Finora siete stati amici” disse loro Carlo Cracco con quell’accento vicentino che proprio non riusciva a perdere, “ma le cose stanno per cambiare: adesso siete antagonisti”.

“Siete entrati a Masterchef adolescenti, ne state per uscire adulti” aggiunse Antonino Cannavacciuolo, con un tono tra il burbero e l’affettuoso.

“Avete dimostrato chi siete” conclusero Joe Bastianich e Bruno Barbieri “continuate così”.

Con lo stupore negli occhi e l’adrenalina nelle vene, ognuno di loro si avvicinò alla propria postazione e affrontò il menu degustazione richiesto.

Matteo, Giulia, Andreea ed Elia erano nati nella terra del Vialone Nano: le loro ricette non potevano che risentirne.

I quattro menu erano diversissimi tra loro, eppure avevano un filone comune -il riso- che rese questa puntata ancora più speciale.

Il piatto forte di Matteo fu un timballo agli asparagi.
Le ragazze, appassionate di dolci, proposero un budino orientale con cardamomo e pistacchi e una versione chocolate dei i tipici “risini” di Verona.
Elia, naturalmente, uscì con un risotto all’americana a base di gamberetti e brandy.

Man mano che i concorrenti, a turno, facevano suonare il campanello e portavano il proprio piatto ai giudici, la tensione aumentava.
Ma, con essa, cresceva anche la concentrazione e ogni loro piatto era migliore del precedente.

Gli arbitri si guardavano tra loro, entusiasti delle prestazioni dei giovani allievi.
Barbieri sorrideva strizzando le palpebre dietro le lenti.
Cannavacciuolo sembrava volesse vendere i cibi che assaggiava, tanto li incensava davanti agli altri commensali.
Perfino Cracco e Bastianich, da sempre i più critici, assaporavano estasiati le portate.

Alla scadenza del tempo a disposizione, i ragazzi erano esausti, i giudici elettrizzati.
Non fu nemmeno necessario che si ritirassero per il tradizionale consulto.
I quattro arbitri scesero immediatamente dalla pedana per fare posto ai quattro concorrenti.

“Questa stagione di Masterchef ha qualcosa di speciale” esordì Cracco.
“Siete partiti in quattro, in quattro siete arrivati” aggiunse Barbieri.
“Quattro come noi giudici, ma con i vostri sogni e il vostro entusiasmo incontaminati” precisò Joe Bastianich.

Ci fu un lunghissimo attimo di silenzio.
Nessuno dei presenti respirava.

Cannavacciuolo sfoggiò il suo più caldo sorriso e tolse piano dalla tasca una busta scura.
La aprì, ne sfilò lentamente il contenuto: era un assegno da centomila euro.
L’intestazione fu scritta davanti alle telecamere.
Matteo. Il giullare,
Giulia. La scrittrice,
Andreea. La fotografa.
Elia. L’americano.

Non si era mai visto nulla di simile nella storia di Masterchef: avevano vinto ex aequo.

Da quel momento, furono baci, abbracci, coriandoli catarifrangenti, spumante spruzzato da bottiglie magnum…
Furono conferenze stampa, articoli sulle testate più prestigiose, proposte di lavoro da rinomati ristoranti.
Furono feste con nuovi amici e cene con gli amici di sempre.

Il ritorno nella scuola da cui erano partiti fu, per i quattro masterchef, il momento più emozionante in assoluto.
Rivedere i compagni di classe, gli insegnanti, quell’edificio che sapeva di antico fece loro sentire ancora di più quanto la loro vita era e sarebbe cambiata.

Parlarono uno alla volta davanti al microfono dell’aula magna.
La commozione era fortissima.

Fu Elia a infrangerla.
“Ricordate che cosa ci eravamo promessi immediatamente dopo selezioni?” chiese.
“Ebbene, come d’accordo, il premio verrà suddiviso tra tutti coloro che hanno partecipato al casting. Servirà a finanziare il nostro viaggio negli Stati Uniti…”.

Fu così che, in men che non si dica, i trenta ragazzi che, mesi prima, erano partiti tutti insieme su un pullman argentato con gli specchietti simili alle antenne di un grande insetto, si ritrovarono su un grande aereo.
Destinazione: USA.

Su quell’aereo, insieme al sogno di Elia che si avverava, c’erano i sogni di altri ventinove ragazzi pieni di entusiasmo e con tutta la vita davanti a sé.

Prima di allacciare le cinture, tutti, nessuno escluso, attraverso i finestrini un po’ opacati, si sbracciarono per inviare un saluto verso l’aeroporto.

Sei figurine dagli occhi lucidi, da dietro i vetri della sala d’attesa, risposero agitando la mano.

Erano Caterina, Silvia, Laura ed Elena: le professoresse che, con tanta passione, li avevano seguiti durante il percorso scolastico e li avevano accompagnati in questa meravigliosa avventura.

Un passo indietro, altrettanto emozionate, c’erano Anna e a Valeria: quelle due strane insegnanti, che, qualche tempo prima, erano salite proditoriamente in cattedra per parlar loro non soltanto di blog.

 

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IL RISOTTO MEDITERRANEO AMC CON POMODORO E BASILICO

PREPARAZIONE: 2 min
COTTURA: 5 min circa
PORZIONI: 3 - 4

CHE COSA SERVE?

  • CIPOLLA TRITATA
  • 1 cucchiaio di OLIO EXTRA VERGINE di OLIVA
  • SALE
  • 250 g di RISO VIALONE NANO o CARNAROLI
  • 50 ml di VINO BIANCO
  • 250 g di SUGO di POMODORO al BASILICO Barilla
  • 600 ml di ACQUA BOLLENTE circa
  • 1 e 1/2 cucchiaino di DADO VEGETALE BIMBY (oppure 1 e 1/2 di DADO VEGETALE di altro tipo) circa
  • 50 g di BURRO
  • PARMIGIANO grattugiato
  • abbondante BASILICO FRESCO tritato

COME FACCIO?

  1. NELLA PENTOLA Secuquick AMC, faccio SOFFRIGGERE la CIPOLLA tritata con un cucchiaio d'OLIO e un pizzico di SALE.
  2. AGGIUNGO il RISO e lo faccio tostare per qualche istante.
  3. BAGNO con il VINO bianco, faccio evaporare.
  4. UNISCO il SUGO di POMODORO al BASILICO, l’ACQUA bollente e il DADO VEGETALE.
  5. CHIUDO il Secuquick, PROGRAMMO l’Audiotherm su soft. Al raggiungimento della temperatura, abbasso al minimo la fiamma e faccio CUOCERE per 3 minuti e 1/2. RAFFREDDO la pentola sotto il rubinetto, la APRO e la rimetto sul fuoco.
  6. AGGIUNGO 50 g di BURRO, aggiusto di SALE e COMPLETO la cottura.
  7. ALL’ULTIMO MOMENTO, unisco il BASILICO e il PARMIGIANO GRATTUGIATO.

I MIEI APPUNTI

SAPORE MEDITERRANEO: il sapore mediterraneo di questo risotto è piacevolissimo. La sua essenzialità lo rende un piatto adatto per tutte le stagioni e per ogni occasione. - COTTURA: questo risotto può essere cotto anche in maniera tradizionale, ma il rapidissimo sistema Secuquick mi permette di ottenere in pochi minuti un piatto ottimo e apprezzatissimo dalla mia famiglia. - FONTE: questa è la versione veloce di una delle ricette storiche della mia famiglia.

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4 Comments

  • comment-avatar
    Martina 12 aprile 2017 (14:52)

    Grazie delle sue parole. Non avrei mai pensato nella vita di poter essere parte di una favola.
    Lei ci ha regalato questo, e io lo porterò per sempre con me.
    Un caro saluto dalla “timida” (euforica) Martina.
    🙂

    • comment-avatar
      Pane per i tuoi denti 12 aprile 2017 (20:54)

      Cara Martina,
      tu e i tuoi compagni siete ragazzi meravigliosi: ciò che mi avete regalato supera di gran lunga il poco che io ho dato a voi.
      Il mio augurio è che la favola più bella che possiate immaginare diventi realtà.
      Ed è un augurio che viene dal cuore.
      Un abbraccio.

      Valeria

  • comment-avatar
    Tania 1 aprile 2017 (17:11)

    Cara Valeria,
    sei riuscita a commuovermi nuovamente. Complimenti.