LA RAFFIGURAZIONE DI UN SOGNO & I ROCK CAKES (I SANVIGILINI)

Lo giuro: mai e poi mai l’avrei immaginato.

Da quando sono nata, sento i racconti di mia mamma circa un tale Mr Walsh, abituale frequentatore della birreria dei miei nonni.
E di quella volta che, con lui, furono loro ospiti anche i divi Laurence Olivier e Vivien Leigh, con conseguente assembramento di fans fuori dal locale.

Ebbene, non mi ero mai chiesta chi fosse questo Walsh.
Immaginavo si trattasse di qualche eccentrico turista affezionato alle tartine con salsa verde o con sedano rapa che la nonna Carolina decorava con volute di maionese e pezzetti di cetriolo sottaceto.

E invece scopro che Mr Walsh era uno chef.
Un notissimo chef inglese.
Gestore – dagli anni Venti ai Sessanta – della rinomata Locanda San Vigilio, a Garda.
Un albergo amato e frequentato da VIP e potenti, tra cui il primo ministro britannico e premio Nobel sir Winston Churchill.

Punta San Vigilio è uno dei luoghi più fascinosi che io conosca.
Una minuscola penisola sulla riva ovest del lago: una villa, una chiesetta, la storica locanda.
Ma, soprattutto, un vecchio porticciolo in pietra così piccolo da sembrare un giocattolo.
Bello da togliere il fiato.

Non c’è da stupirsi che qui sia nata una leggenda: la ninfa Stella sarebbe stata trasformata in uno scoglio da Vigilio, discendente del dio dei boschi, che si era invaghito di lei ed era stato rifiutato.
Né che il motto dedicato da Gabriele D’Annunzio a questo splendido luogo sia “En somnii explanatio”, la raffigurazione di un sogno.

In un anno imprecisato intorno al 1950, i miei genitori, allora fidanzati, furono invitati a San Vigilio da Mr Walsh.
Questa è la storia assolutamente non fedele e molto romanzata di quella loro “storica” giornata.
Raccontata in prima persona dalla mamma Mina.

 

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EN SOMNII EXPLANATIO,
ovvero LA RAFFIGURAZIONE DI UN SOGNO

Sono imprevedibili, questi inglesi.
Mr Walsh, in particolare.

Da mesi, ogni mercoledì, frequenta il nostro locale.
Arriva in auto con la segretaria, una cinquantenne con capelli corti e sobri tailleur.
Siede al tavolo in fondo alla sala, ordina birra e toast o un panino con il crudo.

Mai un complimento, mai un po’ di confidenza.
L’unica volta che mi ha chiamata per qualcosa che non fosse un’ordinazione, era per un rimprovero: “Non bello telefonare dalla cassa per la nota della spesa, ci vuole un telefono in cucina”.

Figuriamoci il mio stupore, oggi, quando mi ha invitata alla sua Locanda San Vigilio.
Invito, naturalmente, esteso a Luigi, il mio fidanzato.

La Locanda San Vigilio è il posto più chic di tutto il lago.
Frequentata da attori famosi e potenti della terra, ha trasformato la tranquilla località di Garda in un punto di ritrovo internazionale.

Mr Walsh ne è lo scopritore e il custode.

Rigorosissimo nella scelta delle materie prime e delle attrezzature per il proprio ristorante.
Implacabile nella verifica dei protocolli igienici e di lavorazione. Sugli scaffali della sua cucina, non esiste un tegame che pesi meno di tre chili. “Perché l’alluminio, per cuocere bene, deve essere spesso”.

Mr Walsh è un uomo robusto, dal profilo hitchcockiano.
Buon mangiatore, ottimo bevitore, fumatore accanito.
Si dice che cucini meravigliosamente, e in maniera assolutamente creativa: non pesa gli ingredienti, non segue ricette.

I suoi collaboratori lo ammirano e, nel contempo, lo temono.
Le sue sfuriate di fronte a errori od omissioni sono proverbiali.

Ed è burbero, burbero, burbero…

Ma oggi, con me, è stato gentilissimo.

Sono già agitata.
Che cosa indosserò?
Devo andare dal parrucchiere.
Meglio muoverci con il bus o in moto?

Chiudo per un attimo le palpebre, ed è già arrivato il gran giorno.
La messa in piega l’ho fatta ieri.
Si è stabilito di raggiungere Garda in moto.
Mi rimane da decidere l’abbigliamento. Opto per un classico: gonna blu, camicetta bianca, scarpe con un filo di tacco.

Si parte.
Luigi accende la sua MV Agusta grigia.
Salgo, dietro di lui, rigorosamente all’amazzone.

Non ho pensato a un foulard: già dopo pochi chilometri, i miei capelli sono un disastro.
Ma è perfettamente inutile chiedere al mio fidanzato di tornare indietro.

Per un bel tratto, la strada, delimitata da platani secolari, è diritta.
Il lungolago, invece, è morbido e sinuoso.

Peschiera, Lazise, Bardolino, Garda…
Ci siamo quasi.
Gli olivi che circondano la rocca e il monte Luppia formano un tappeto luminoso.
L’acqua del lago ha tante diverse increspature che ne sfumano il colore.

 

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Eccola, Punta San Vigilio.
La rappresentazione di un sogno.

È contornata da cipressi.
Si vede pochissimo, dalla strada.
Ma già ne avverti la bellezza e la pace.

Lasciamo la moto all’ingresso: Mr Walsh non ama i rumori.
Scendiamo a piedi lungo il sentiero che porta alla locanda.
Mi attacco stretta al braccio del mio fidanzato, un po’ per la paura di scivolare sul ghiaino, un po’ per contenere l’emozione.
Attraversiamo un arco di pietra.
Siamo qui.

Mr Walsh ci viene incontro.
Indossa una giacca bianca che gli tira un po’ sulla pancia, al collo ha un lungo fazzoletto scuro.
Tra le dita, una sigaretta quasi alla fine.
Sorride strizzando un po’ gli occhi.

Davanti a noi, il porticciolo di pietra riflette la calda luce di un pomeriggio di settembre.

Il nostro ospite ci illustra brevemente il suo gioiello: nelle sue parole, tanto tanto orgoglio.
Ci fa sedere su un terrazzo coperto, a ridosso dell’acqua: intorno al tavolo di marmo, sedie di metallo scuro dalla forma essenziale.
Mr Walsh racconta la sua storia: l’innamoramento per questo luogo ammaliante, la trasformazione di una vecchia bettola in hotel di charme, la guerra, l’internamento, il rimpatrio in Inghilterra, il ritorno, la rinascita di san Vigilio.

Poi si allontana per qualche istante.
Torna con un vassoio e tre bicchieri colmi di un liquido ambrato.
Vedo che lui lo beve d’un sorso.

Ho sete, e ne bevo un pochino anch’io: il sapore è forte e lievemente amaro.
Ma è un liquore. Tanto, tanto alcolico.
E io sono notoriamente astemia.

Nel frattempo, dalla porta finestra, esce un inglese corpulento con sigaro in bocca e cappello bianco in testa.
Luigi me lo indica con un cenno del capo.
“È Winston Churchill”, mi sussurra “il Primo Ministro britannico: il destino di buona parte del mondo è nelle sue mani”.

Il signore si gira verso di noi.
Si toglie il cappello.
Sorride.
Ci saluta gentilmente.

La storia ci guarda.

Sta accadendo davvero?
Chissà.

Forse è soltanto la raffigurazione di un sogno.

 

Questa storia è uno dei regali che ho fatto alla mia mamma oggi, giorno del suo ottantatreesimo compleanno. Mi sono liberamente ispirata ai suoi racconti e al libro “Leonardo Walsh a San Vigilio” di Claire Sargint, nipote del protagonista. Ringrazio entrambe di cuore.

 

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ROCK CAKES (I SANVIGILINI)

PREPARAZIONE: 15 min
COTTURA: 12 min circa
PEZZI: 30

CHE COSA SERVE?

  • 200 g di FARINA 00
  • 100 g di ZUCCHERO SEMOLATO
  • 100 g di BURRO
  • SALE
  • 8 g (mezza bustina) di LIEVITO VANIGLIATO
  • la buccia grattugiata di 1 LIMONE BIO
  • 150 g di UVETTA SULTANINA ammollata e asciugata bene
  • 1 UOVO intero
  • 1 TUORLO

COME FACCIO?

  1. PRERISCALDO il forno (ventilato) a 180°C.
  2. FRULLO insieme per 20 secondi, a velocità 4: FARINA, ZUCCHERO, BURRO, SALE, LIEVITO VANIGLIATO, BUCCIA di LIMONE grattugiata.
  3. AGGIUNGO l'UOVO e il TUORLO leggermente sbattuti e l’UVETTA sgocciolata e asciugata con un tovagliolo.
  4. IMPASTO per 10 -15 secondi, antiorario, velocità 1.
  5. AIUTANDOMI con due CUCCHIAINI, divido l’impasto in circa 30 PALLINE del peso di circa 12 g ciascuna. Le dispongo (distanziate!) su DUE PLACCHE coperte da carta forno.
  6. INFORNO una placca alla volta. Dopo 7 minuti la giro, portando verso la porta del forno le palline che precedentemente erano verso il fondo.
  7. COMPLETO la cottura per altri 5 minuti, poi tolgo dal forno.
  8. FACCIO RAFFREDDARE su una griglia.

I MIEI APPUNTI

SANVIGILINI: I Sanvigilini, nome originale ROCK CAKES, sono la specialità di Garda, e prendono il nome dalla meravigliosa Punta San Vigilio. Si dice che li abbia “importati” dall’Inghilterra Churchill, per accompagnare i suoi tè delle cinque in riva al lago. - ROBOT: Ho usato il Bimby/Thermomix, ma possono essere impastati anche con altri robot o a mano. - FORNO: Quelli indicati nella ricetta sono tempi e temperature di cottura effettivi (la temperatura è stata misurata con termometro a sonda) per il forno Gaggenau; per altri forni, potrebbero essere diversi.

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4 Comments

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    Patty 9 ottobre 2016 (16:15)

    Valeria mi confondi e mi emozioni. Ma sappi che anche io ti seguo purtroppo in silenzio perché a volte anche lasciare un commento diventa complicato. Però non hai bisogno di maestri, il tuo blog ha una voce magnifica e personale. Molti dovrebbero imparare da te. Un abbraccio sincero.

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      Pane per i tuoi denti 9 ottobre 2016 (16:25)

      Vorrei avere più tempo, cara Patty, per dedicarmi non solo al mio lavoro e al mio blog, ma anche alle persone come te…
      Purtroppo, le giornate scorrono sempre troppo veloci e macinano tutte le mie buone intenzioni.
      Grazie per le tue belle parole: non so se le merito, ma stanno illuminando la mia giornata!!!
      Un abbraccio stretto stretto anche a te.

      Valeria

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    Patty 9 ottobre 2016 (14:43)

    Che post meraviglioso. Sarà che in me c’è un pezzo di lago proprio grazie alla mia mamma che è nata là, sul versante bresciano, proprio dove Mussolini aveva la sua casa e dove la storia di quel periodo è ancora incredibilmente palpitante. Conosco la bellezza di S. Vigilio, anzi, dalla casa dei miei nonni la vedo, lontana, che si affaccia con un braccio nel lago.
    Il tuo racconto è emozionante e bellissimo, e conoscevo i Rock cakes, non per averli assaggiati a Garda, ma per averli preparati seguendo una ricetta di Delia Smith. Personalmente li adoro così come tutti i biscotti semplici e schietti.
    Il tuo blog è una continua sorpresa, magnifico nelle immagini e nella scrittura. Grazie per la condivisione. Pat

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      Pane per i tuoi denti 9 ottobre 2016 (15:02)

      Che onore il tuo commento, Patty!!!
      Ti seguo silenziosamente, ma ti apprezzo e ti ammiro.
      PANE PER I TUOI DENTI ha dei maestri: uno di questi è ANDANTE CON GUSTO.
      Grazie a te, di cuore.
      Valeria