10 OTTOBRE 1963 & I PIZZOCCHERI DELLA VALTELLINA

Ottobre 2016. Sabato pomeriggio.
La televisione accesa su RAI 3.
Sullo schermo, Marco Paolini e il suo monologo sul Vajont.

Dietro di lui, su una lavagna, il disegno del profilo di un monte.
Respiro a fondo e torno all’ottobre 1963.
Avevo sette anni ed ero seduta in un banco di scuola…

 

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C’è un’atmosfera insolita, stamattina.
Il papà e la mamma erano seri.
Parlavano sottovoce tra loro, scuotendo la testa.
Sul Corriere, un titolo grandissimo.

Anche la maestra Rina è strana.
Seduta in cattedra, ha come sempre i capelli raccolti in una crocchia ordinata, indossa una camicetta chiara e la spilla rotonda, il bracciale con la moneta d’oro.
Ma è diversa e silenziosa.

 

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Qualcuno ha il coraggio di chiedere “Che cosa è successo?”.

E allora la maestra guarda per un attimo lontano davanti a sé, stringe forte la matita che teneva tra le mani, si alza e si avvicina alla lavagna.
Apre la scatola dei gessetti colorati, quelli che usa solo nelle occasioni speciali.
Disegna un lago circondato da una linea curva.
Disegna il profilo verde di una montagna.

“Questo è il monte Toc” spiega.
“Questa è una diga, un muro altissimo che raccoglie tanta, tanta acqua” continua.
Poi cancella la cima del monte e la ridisegna dentro il lago.
“Stanotte il monte è franato, l’acqua è uscita dalla diga, moltissime persone sono morte”.

Che cos’è, per noi bambini, la morte?
È una parola, un qualcosa di astratto che non riusciamo a capire.
Ma oggi la morte è qualcosa che sentiamo nell’aria, che vediamo negli occhi assenti dei grandi.
Stamattina il nostro cuore comprende che cosa siano il lutto e il dolore.

“Ma qualcuno si è salvato?” chiede la mia compagna Annalisa dal suo posto vicino alla finestra.
La maestra le sorride, riprende i gessetti e disegna la gabbia di un uccellino.
“Sì. Ed è stato grazie agli animali, che sanno presagire le calamità. Questo uccellino, per esempio, era agitatissimo nella sua gabbia. Anche un cavallo nella stalla continuava a nitrire.“
La maestra traccia sulla lavagna uno schizzo marrone con quattro zampe.
“I padroni di queste bestie, allertati dal loro comportamento, sono usciti di casa, risalendo lungo il pendio e mettendosi in salvo”.
Di nuovo un disegno stilizzato – una testa rotonda, due braccia e due gambe – diretto verso la vita.

 

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Ecco, le sensazioni e le immagini di quella mattina di cinquantatre anni fa rimarranno incise nella mia memoria in maniera precisissima e indelebile.

Mi sono chiesta molte volte quanto di fantasia ci fosse in quest’ultima parte del racconto della maestra Rina.
Di questa probabile piccola bugia, però, le sarò eternamente grata.

Quel giorno, la nostra meravigliosa insegnante era stata costretta dagli eventi a riportare con chiarezza una verità dolorosa.
Ma, con la sua sensibilità, è riuscita ad adattare la narrazione a noi bambini di sette anni.

Insegnandoci, con i tratti di un gessetto colorato sulla lavagna, il valore della speranza.

 

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I PIZZOCCHERI DELLA VALTELLINA

PREPARAZIONE e RIPOSO: 15 min + 30 min
COTTURA: 15 min
PORZIONI: 4

CHE COSA SERVE?

  • 350 g di FARINA di GRANO SARACENO
  • 100 g di FARINA 00
  • SALE
  • 250 ml di ACQUA circa (per l'impasto)
  • 350 g di PATATE
  • 300 g di VERZA
  • 250 g di FORMAGGIO VALTELLINA CASERA dop
  • 100 g di PARMIGIANO REGGIANO grattugiato
  • 100 g circa di BURRO per condire
  • PEPE

COME FACCIO?

  1. PREPARO I PIZZOCCHERI: unisco la FARINA di GRANO SARACENO con la FARINA 00 e un cucchiaino da caffè di SALE, le IMPASTO con l'ACQUA per circa 5 minuti. TIRO la SFOGLIA fino a uno spessore di circa 2 mm, la TAGLIO in listarelle di circa 7 cm x 1 cm.
  2. CUOCIO i PIZZOCCHERI: metto a bollire abbondante ACQUA SALATA, cuocio la VERZA e le PATATE tagliate a pezzetti, dopo 5 minuti unisco i PIZZOCCHERI (nella ricetta originale, le patate sono sempre presenti, mentre le verze possono essere sostituite con fagiolini o coste). CUOCIO per circa 10 minuti. NOTA IMPORTANTE: Qualora avessi fatto seccare i pizzoccheri, metterò nell'acqua bollente patate e verza contemporaneamente alla pasta e cuocerò per circa 15 minuti.
  3. SERVO i PIZZOCCHERI: raccolgo i pizzocheri con la schiumarola e ne verso una parte in una grande PIROFILA preriscaldata. Cospargo con formaggio PARMIGIANO grattugiato e VALTELLINA CASERA dop a scaglie, proseguo alternando pizzoccheri e formaggio. Preparo il BURRO, riscaldandolo in un pentolino di alluminio fino a farlo diventare bruno, lo DISTRIBUISCO sui pizzoccheri. La ricetta originale prevede una maggiore quantità di burro e uno spicchio d'aglio e di servire i pizzoccheri bollenti, senza mescolarli, dopo averli spolverizzati con PEPE. Personalmente, preferisco distribuirli in un unico strato in una grande pirofila, condirli con i formaggi e il burro fuso e farli gratinare leggermente in forno.

I MIEI APPUNTI

I PIZZOCCHERI: sono una pasta tipica di Teglio, in Valtellina. Il nome deriverebbe da "pinzocheri", il cui significato sarebbe "persone di poco conto". È un piatto antichissimo: le prime testimonianze, infatti, risalgono alla metà del 1500. - FONTI: mi sono ispirata al sito Accademia del Pizzocchero, ma anche a GialloZafferano e alla ricetta stampata sulla confezione della farina di grano saraceno della ditta Il Molino Chiavazza. - RINGRAZIAMENTI: I pizzoccheri che vedete nelle foto sono stati preparati dalla signora Anna Tornieri (mamma della mia assistente Fabiana nonché nonna della bellissima Beatrice) appassionata sperimentatrice di paste fatte in casa. La ringrazio di cuore. Giuro: io non sarei mai riuscita a farli perfetti come i suoi!

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4 Comments

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    Babbi 27 ottobre 2016 (8:06)

    appena fatti pure io…favolosi…
    Io invece li preferisco proprio come li servono in Valtellina, appena fatti e belli pagiugosi e con il burro colante ahah…della serie se son light non li vogliamo ahahah…
    Mia madre invece preferisce come te gratinarli….io li mangio con piacere sia in un modo che in un’altro:-)

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      Pane per i tuoi denti 29 ottobre 2016 (9:16)

      Se la ricetta tradizionale li consiglia come dici tu, carissima Paola, sicuramente è il modo migliore.
      Che dire… la mia nutrizionista sostiene che i gusti seguono variazioni legate agli ormoni: forse il gratin è un sapore dell’età più avanzata!
      Un bacio grande.

      Valeria

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    Barbara 21 ottobre 2016 (17:06)

    Mmmmm, sento fin qui il profumo del formaggio e della verza, gusto con gli occhi la scioglievolezza di quel piatto… un primo che definirei rude maschile per i suoi sapori spiccati, ma con un lato femminile… la sua morbidezza che accarezza il palato… Bravissima la sig.ra Anna nel prepararlo, bravissima tu nel raccontarcelo con le tue bellissime immagini.

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      Pane per i tuoi denti 24 ottobre 2016 (7:35)

      La signora Anna è una garanzia!
      I pizzocheri che ha impastato erano tagliati in rettangoli che definire perfetti è assolutamente riduttivo.
      Per me, cuocerli e presentarli è stato un onore.
      Ti confesso che li avevo fotografati anche da crudi, ma le immagini non rendevano onore al merito e le ho scartate…
      Grazie infinite di averli apprezzati!
      Un abbraccio.

      Valeria