STORIA DI UN’AMICIZIA. LO STRUDEL DI MELE DI ALE P.

Ti chiamerò Ale P., per rispettare il tuo anonimato.
Ma, per me, sarai sempre “la Ale”: amica da sempre, anche se non ci vediamo né ci sentiamo mai.

Eravamo a cavallo tra l’adolescenza e l’età adulta, quando abbiamo incominciato a frequentarci.
Ricordi?

Per qualche giorno sono stata al mare con voi.
Dormivamo nella stessa camera e passavamo le nottate a raccontarci le nostre esperienze amorose.
Facevamo da mangiare tutti insieme, e tuo papà diceva che io tritavo il prezzemolo “come non avessi mai fatto altro nella vita” (era forse destino che sarei diventata una food blogger?).
C’era la nonna Amelia che, anzianissima e scassata, interferiva in tutte le nostre azioni.
E noi, troppo giovani, ancora non capivamo che avremmo dovuto avere molta più pazienza, con lei.

Tutti insieme – con le rispettive famiglie, intendo – abbiamo fatto un viaggio in Israele che rimarrà negli annali del gruppo De Rossi.
Quanto ci siamo divertiti!
Da qualche parte, ci deve essere ancora (e mi vergogno a dirlo) quell’etichetta che abbiamo scucito dalla coperta dell’hotel. Come se avessimo avuto bisogno proprio di quel souvenir…
Ricordo il vento di Gerico, tanto forte da sembrare quasi solido.
Il bagno “urticante” nel mar Morto.
Il caldo e l’emozione durante la visita a Masada.
I tramonti sul mare, e tu che dicevi “voglio riempirmi gli occhi”.

In seguito, abbiamo organizzato alcune riunioni, tra le nostre famiglie: a casa vostra, o in taverna dai miei.
Siete sempre state delle donne di casa impeccabili, tua madre, tua sorella e tu.
Avevi preparato dei dolci semplicissimi e stupendi. Di cui ti ho chiesto le ricette.
Me le hai scritte su mezzo foglio protocollo a righe, con la tua grafia ordinatissima e chiara da maestra.

Poi ti sei trasferita.
Ci siamo viste sempre meno e, a poco a poco, abbiamo smesso anche di sentirci.
Ma non di considerarci amiche.

Oggi, le tue ricette sono ancora nel mio quadernone.
Ho deciso di rifare il tuo strudel, sicuramente il migliore che io abbia mai assaggiato.
Mentre il dolce cuoce, e io scrivo questo post, penso proprio che sia un peccato che la vita allontani, loro malgrado, persone che continuano a volersi bene.
E faccio finta di essere nella cucina di Jesolo a tritare prezzemolo.
Con te.
Con i tuoi.
E con la nonna Amelia.

5 febbraio 2015: Dopo aver letto questo post, oggi la Ale mi ha telefonato. E’ stato il regalo più bello che potesse farmi.

“LO STRUDEL DI ALE P”
(Ale, perdonami le modifiche!)

CHE COSA SERVE?

– 50 g di UVETTA SULTANINA
– 4 MELE RENETTE (Melinda Val di Non)
– 50 g di MANDORLE sbucciate
– 4 FICHI SECCHI morbidi
– 50 g di ZUCCHERO
– BUCCIA grattugiata di un LIMONE
– 2-3 cucchiai di RUM
– 2 cucchiai d’ACQUA
– 1 pizzico di CANNELLA in polvere
– 25 g di PINOLI
– 1 confezione di PASTA SFOGLIA fresca rettangolare (io ho usato la Buitoni)
– 1 cucchiaio di LATTE
– ZUCCHERO a VELO

COME FACCIO?

1. METTO in ammollo l’UVETTA SULTANINA in poca acqua tiepida.

2. SBUCCIO le MELE e le taglio a pezzetti.

3. TAGLIO a pezzi piuttosto grossi le MANDORLE.

4. DIVIDO i FICHI in piccoli pezzi.

5. IN UNA CASSERUOLA piuttosto grande, unisco l’UVETTA, le MELE, le MANDORLE, i FICHI, lo ZUCCHERO, la BUCCIA grattugiata del LIMONE, il RUM, l’ACQUA, la CANNELLA. CUOCIO a fuoco medio-basso per circa 8 minuti coperto e altri 8 minuti scoperto per far evaporare il liquido formatosi (le mele non devono rompersi, il composto deve risultare abbastanza asciutto; qualora fosse troppo liquido, lo  scolo e faccio evaporare ancora un po’).

6. AGGIUNGO al ripieno i PINOLI interi e mescolo delicatamente.

7. FACCIO RAFFREDDARE.

8. PRERISCALDO il FORNO (ventilato) a 180°C.

9. DISTRIBUISCO il ripieno, ormai raffreddato, sulla PASTA SFOGLIA.

10. CHIUDO il bordo e le due estremità, eventualmente aiutandomi con un cucchiaio d’acqua. Aiutandomi con la carta forno, faccio ROTOLARE lo strudel in modo che la “giuntura” rimanga nascosta. Pratico sulla superficie superiore dei PICCOLI FORI per far uscire il vapore.

11. SPENNELLO lo strudel con il LATTE.

12. INFORNO e CUOCIO per 45-50 minuti.

13. LO SERVO TIEPIDO, spolverizzato di ZUCCHERO a VELO.

SODDISFAZIONE *****     PAZIENZA ***

Avete visitato il mio sito www.drvaleriaderossi.it ?

 

VI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE...

8 Comments

  • comment-avatar
    Ale 30 gennaio 2015 (14:50)

    Che bella storia e che bello strudel!!!!

  • comment-avatar
    Pane per i tuoi denti 30 gennaio 2015 (15:01)

    Grazie, omonima della protagonista!!!
    Un bacione.

    Valeria

  • comment-avatar
    andreea manoliu 30 gennaio 2015 (15:44)

    Una vera amicizia non si può scordare, nonostante la lontananza, come anche un dolce che ti rimane per sempre nel cuore !

  • comment-avatar
    Pane per i tuoi denti 30 gennaio 2015 (16:15)

    Pensa che la ricetta me l'avrà data almeno 20 anni fa…
    Provalo: è speciale!
    Un abbraccio.

    Valeria

  • comment-avatar
    consuelo tognetti 30 gennaio 2015 (20:54)

    Ho le lacrime agli occhi x l'emozione, che bellissimo racconto e che stupenda amicizia..hai ragione è un peccato che a volte il destino sia così crudele da separare 🙁
    Hai omaggiato AleP in un modo divino..complimenti!

  • comment-avatar
    Pane per i tuoi denti 31 gennaio 2015 (7:56)

    Ale è una persona speciale, e meritava un post speciale!
    Ieri ci siamo "sentite" tramite Facebook ed è stato bellissimo…
    Grazie, cara Consu, per questo commovente commento.
    Sei speciale anche tu!
    Un abbraccio.

    Valeria

  • comment-avatar
    salentinaincucina 31 gennaio 2015 (14:45)

    Mi hai fatta emozionare…gli anni più belli e inconsapevolmente spensierati, i viaggi, l'amicizia….grazie Valeria che accanto alle tue belle ricette (e poi sono una bimbyna anch'io!) racconti sempre qualcosa di interessante 🙂
    Serena

  • comment-avatar
    Pane per i tuoi denti 31 gennaio 2015 (18:02)

    Ma grazie a te, Serena, che sei sempre così gentile!!!
    Anche tu sei una vera amica.
    Per noi due, però, la storia è esattamente l'opposto di quella con Ale: abitiamo vicinissime… e non ci siamo ancora incontrate!
    Un abbraccio.

    Valeria