LA PORCHETTA NELLA VALIGIA. E LE PATATE HASSELBACK

Altro che le petites madeleine di Proust…
Il primo assaggio mi ha proiettata indietro nel tempo: anni ’60, la birreria dei miei nonni.

Sto parlando della porchetta.

Sì, di quella porchetta – che avevo ordinato a una macelleria di Palestrina – che aveva il sapore del passato.

Ma andiamo per ordine.

Sabato scorso, in giardino, abbiamo organizzato un pranzo country.
Il numero dei commensali era considerevole, e abbiamo cercato di risparmiare fatica acquistando alcuni piatti pronti.

Il tarlo della porchetta mi frullava in testa già da un po’, da quando ho assaggiato il meraviglioso maialino allo spiedo del pranzo di Pasqua.
Ormai mi conoscete, quando mi metto in mente qualcosa, non c’è niente da fare: devo ottenerla.
Così, mi sono messa alla ricerca.
Internet mi forniva più di una possibilità, ma ho voluto seguire il consiglio di una paziente chef.
E ho telefonato a Mastro Norcino

La porchetta – arrivata in aereo – si è rivelata un’esperienza esaltante non solo per i sensi, ma anche per lo spirito.

Fragrante, morbida, saporitissima.
Erano millenni che non ne mangiavo una così: da quando, appunto, il nonno Momi e la nonna Carolina offrivano ai loro clienti quella carne arrostita, ancora ignota dalle nostre parti.

E ritorniamo agli anni ’60.

Dovete sapere che il mio papà – allora poco più che trentenne – era il medico responsabile di un ente con sede a Roma.
Per questo, nella Città Eterna, ogni tanto ci doveva andare.

Partiva con la sua valigia migliore: quella di cuoio – con le chiusure cromate e una fascia nel mezzo – dono di nozze dei colleghi.
Mi piace immaginarlo in treno – che certamente ancora non era Italo – immerso nella lettura del Corriere. Lo leggeva da cima a fondo: dall’editoriale alla pubblicità del Cynar in ultima pagina.

Il papi aveva una moglie e due bimbi piccoli da mantenere, e, durante questi viaggi di lavoro, non poteva permettersi ristoranti di lusso.
Così, spesso si accontentava di un panino comperato in salumeria o in macelleria.

Un giorno, però, in una viuzza, fu attirato da una bancarella che esponeva un intero maialino arrostito: fu il suo primo, folgorante incontro con la porchetta.

Papà è sempre stato un entusiasta come e forse più della sottoscritta.
Doveva quindi assolutamente condividere quel sapore con resto della famiglia.
A quei tempi non c’erano i cellulari, e si attaccò a un telefono pubblico, inserendovi i vecchi gettoni bruniti, che scendevano uno alla volta tintinnando.

“Pronto?” fu la mamma a rispondere.
“Ciao, Mina, ho trovato una carne buonissima!!!” questo l’esordio ex abrupto del papà.
Che continuò, senza preamboli “Devo portarla a Verona: in bottega, la venderete di sicuro!”.

Fu così che i vestiti selezionati per viaggio finirono in una vecchia federa, gentilmente offerta dai proprietari della pensione in cui alloggiava, e la valigia di cuoio diventò il contenitore per il trasporto di quella porchetta intera, fasciata con tela di sacco, che il papi per primo importò a Verona.

Il giorno dopo, nella vetrina della birreria di via Quattro Spade, faceva bella mostra di sé un maialino arrostito.
Qui nessuno aveva mai visto né assaggiato nulla di simile.
Quella carne venata di grasso e di aromi fece furore.
Visto il successo, si concordarono con un macellaio di Roma periodiche spedizioni.
E, da allora, per anni, la porchetta fu per il negozio dei nonni l’attrazione del sabato…

Ecco, questo è il racconto – non so quanto romanzato – che da sempre ci viene propinato dalla mamma.
In vita mia, l’ho sentito ripetere almeno un centinaio di volte.

Durante il pranzo country, però, ho riascoltato questa storia assaporando una porchetta che aveva lo stesso sapore di quella della mia infanzia.
E il ricordo ha assunto un significato particolare.

Nel mio cuore, è riapparsa l’immagine del mio giovane papà in viaggio: un ragazzone buongustaio e ostinato che, convinto della bontà della cosa, non ha esitato a portarsi a casa una porchetta nella valigia.

 

 

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LE PATATE HASSELBACK


PREPARAZIONE 10 min   COTTURA 60 – 70 min


I MIEI APPUNTI

– non è escluso che, in futuro, io possa azzardarmi a cucinare la porchetta in casa. Per il momento, mi astengo: trovo troppo buona e comoda quella di Mastro Norcino! Se però volete una ricetta analoga e affidabilissima, la trovate qui;
– niente da eccepire: un contorno di patate Hasselbach, con questa carne, ci sta proprio a pennello…
– da brava dentista, non ho usato aglio, ma è possibile aggiungerlo;
– le dosi sono per 4 persone;
– ho usato il forno Gaggenau;
– mi sono ispirata a Cucchiaio.it, che ringrazio.

 

CHE COSA SERVE?

– 8 PATATE da FORNO (quelle che si possono servire con la buccia) di media misura
– SALE
– AROMI di TOSCANA (una miscela di salvia, rosmarino, alloro, basilico, maggiorana, timo della ditta Drogheria & Alimentari; ma si possono usare anche le singole erbe tritate)
– OLIO extra vergine di oliva

 

 

COME FACCIO?

1. LAVO le PATATE, utilizzando sulla buccia uno spazzolino.

2. SCIOLGO in due-tre litri d’ACQUA una bella manciata di SALE. Vi lascio in ammollo le PATATE per 4 ore.

3. QUINDICI minuti prima di infornare, preriscaldo il FORNO a 180°C (ventilato).

4. NEL FRATTEMPO, preparo le PATATE:
–  le ASCIUGO con un canovaccio;
– inserisco a circa un cm dalla base della patata uno SPIEDINO, mantenendolo parallelo alla lunghezza della patata;
– con un coltello affilato, INCIDO le patate dall’alto verso il basso, perpendicolarmente allo spiedino, creando delle fettine dello spessore di circa 3 mm;
– appoggio le patate sulla leccarda del forno rivestita di CARTA FORNO;
– allargo delicatamente gli spazi tra le fettine, li SPENNELLO bene con l’olio di oliva;
– distribuisco negli spazi il SALE e gli AROMI di TOSCANA;
– bagno ancora con un filo di OLIO.

5. INFORNO e cuocio per 60-70 minuti.

6. SONO MIGLIORI servite immediatamente, ma, eventualmente, possono anche essere riscaldate.


SODDISFAZIONE ****     PAZIENZA **     DIFFICOLTÀ *


 

 


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2 Comments

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    consuelo tognetti 27 maggio 2016 (8:54)

    Ma che bel racconto 🙂 con la storia della tua famiglia potresti scrivere un libro, altro che blog 😛 Mi piace l'idea che sia anche stato romanzato dalla mamma per rendere la storia più avvincente ai piccoli di casa e ai curiosi compaesani ^_^ Queste patate sono un degno contorno e l'omissione dell'aglio incontra anche i miei gusti ^_^ Buon we Vale e a presto <3

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    Pane per i tuoi denti 27 maggio 2016 (19:03)

    Sempre più cara, la mia Consuelo!
    Sai? Un bel po' di persone mi stanno chiedendo di scrivere un libro… Sarebbe bellissimo riuscirci!!!
    Sono felice di non essere l'unica al mondo ad aver abolito l'aglio.
    Auguro un felice week end anche a te.
    Un abbraccione.

    Valeria