UN’ESPERIENZA EMOZIONANTE: LA VOSTRA BLOGGER A PAGINA 30 DE “LA CUCINA ITALIANA” DI FEBBRAIO!!!

RAGAZZI, VI DEVO DARE UNA NOTIZIA SENSAZIONALE!!!


Il 28 novembre scorso – un venerdì – sono stata invitata da “LA CUCINA ITALIANA” a preparare la mia TORTA TIGRATA ALLE MANDORLE nella loro sede di Milano!
Scusate se non vi ho detto nulla prima, ma non volevo guastarvi la sorpresa…

Da questo incontro è nato un bellissimo ARTICOLO DI LAURA FORTI: lo trovate alle PAGINE 30 e 31 del numero di febbraio, da ieri nelle edicole.
Il mio dolce e io siamo stati splendidamente fotografati da Riccardo Lettieri.
Beatrice Prada ha curato lo styling.
Joelle Nederlants (con lo zelantissimo Cesare) mi ha coccolata e aiutata. Appena tornata a casa, ho buttato giù, di getto, il diario di quella emozionante giornata.
Lo condivido con voi. 
Così, sarà come avervi avuti tutti con me ai fornelli de “LA CUCINA ITALIANA”.

RINGRAZIO DI CUORE GLI AMICI DELLA REDAZIONE PER LA LORO SQUISITA OSPITALITA’.

 

Ecco il resoconto della giornata:

“Brava, Valeria! Hai fatto di nuovo una cavolata, come quando andavi a vedere gli esami degli altri, prima dell’appello”.

Questo mi sto dicendo, scendendo dal treno, alla Stazione Centrale di Milano.
In realtà, non è un esame, quello che mi attende.
E’ molto ma molto peggio: si tratta di un’“intervista”.
Alla sottoscritta.
Che, in contemporanea, preparerà una torta.
Il tutto per “La Cucina Italiana”, storica rivista di gastronomia a diffusione planetaria.
Mica bruscolini, insomma.
Durante il viaggio, come dicevo all’inizio, ho avuto una pessima idea: quella di leggere attentamente il numero di dicembre.
Con conseguente dubbio angosciante: “Ma che ci sto a fare, io, qui?”
Mi sento come se dovessi affrontare un confronto estetico con Angelina Jolie, o atletico con Federica Pellegrini, o se pretendessi di essere corteggiata da George Clooney.
Salgo su un taxi, arrivo in un rumorosissimo bistrot di Viale Abruzzi – angolo via Gran Sasso.
Qui, davanti al mio iPad e a una tazza di tè, aspetto Laura Forti, la giornalista redattrice che mi accompagnerà in questa avventura.
Ogni quindici secondi guardo fuori.
Che tempo bigio, schifoso.
Vado a cercare la foto di Laura su LinkedIn.
Non posso rischiare di non riconoscerla, quando la vedrò per la prima volta (la mia prosopagnosia, si sa, è sempre in agguato).
Arriva da sinistra: capisco che è lei solo quando siamo a un passo di distanza l’una dall’altra.
Ha i capelli castani raccolti in un cappello viola, porta una giacca imbottita, pantaloni grigi e lucidissime scarpe di foggia maschile.
Ha un bel sorriso, un’espressione riservata e cordiale.
La abbraccio con troppa foga, me ne rendo conto immediatamente.
Lei contraccambia. Che cara!
Mi porta in una pizzeria shabby chic.
Mangiamo in veranda, con tovaglioli ricamati e calici decorati.
La pizza è leggerissima, ottima. La apprezzo, anche se non ho fame.
Beh, non avrei mai pensato che sarei riuscita a rilassarmi…
Parliamo come due amiche di vecchia data.
Tiriamo fuori le foto dei rispettivi nipotini, i racconti di un’infanzia campagnola che ci accomuna, aneddoti più recenti.
Le 14 arrivano in un lampo.
Caspita, le gambe mi cedono!
Ma ormai non mi posso più tirare indietro.
Il palazzo de “La Cucina Italiana”, in ristrutturazione, è coperto da impalcature di tubi Innocenti.
La redazione è al piano rialzato, e ci si arriva passando su un tappeto come quelli che stendono gli imbianchini per non rovinare i pavimenti.
Una porta di vetro smerigliato, e siamo dentro il sancta sanctorum della testata food più importante del nostro paese.
Pareti imbiancate, arredamento essenziale, pavimenti di cemento lucidato.
Giganteschi schermi Apple, scrivanie stracolme di fogli di carta, fotografie appese agli armadietti.
Ci sono anche due immagini della torta che preparerò fra poco.
Laura mi presenta i suoi colleghi (pochi) e le sue colleghe (la maggioranza).
Sono tutti gentili, qui.
E magrissimi.  Ma come fanno a mantenere la linea???
Breve tour della redazione.
In sala riunioni ci sono le vecchie annate: cerco il numero di agosto del 1956 (il mio mese di nascita).
La solita fortuna: proprio quello non c’è.
Mi accontento di fotografare la copertina di gennaio.
Da domani, sarà sul mio profilo Facebook.
Un’altra porta, questa volta grigia.
La varco senza respirare.
È la cucina.
Mi sembra immensa e luminosissima.
Un altro mondo.
Al centro, un’isola con il piano di marmo.
Tutto intorno, basi color legno chiaro.
Mensole e pensili sono bianchi.
Riccardo, Joelle, Cesare e Beatrice mi accolgono sorridendo.
Riccardo è il fotografo.
Capelli brizzolati e baffi.
Immaginavo di trovarmi davanti un ragazzo, invece è quasi mio coetaneo.
Joelle è la vestale della cucina.
Un’ex modella.
Con una deliziosa erre moscia e un modo di fare da principessa.
Cesare controllerà che tutto, intorno a me, sia a posto.
Beatrice metterà nel giusto risalto la mia torta.
Mi ritocco rapidamente il trucco, indosso una camicia pulita.
VIA con la “Tigrata alla mandorla”!!!
Gli ingredienti sono già sul piano di lavoro.
Procedo spedita.
Molto più di quanto sperassi.
Passaggi numero 1, 2, 3, 4…
Rompo le uova contro il bordo decorato della tazza che, mille anni fa, mi ha regalato Antonella.
La planetaria segue docilmente i miei comandi.
Il timer portato da casa mi avvisa quando è il momento dello step successivo.
Laura, al computer, annota la ricetta. Ogni tanto, mi fotografa dal suo iPhone con la  cover a pois
Joelle apprezza i miei strumenti.
Riccardo, con la sua Nikon, mi inquadra con garbo e discrezione.
Sono a mio agio, con loro.
Mi azzardo ad aprire qualche cassetto, alla ricerca di un cucchiaio e di un colino.
Propongo al fotografo alcune inquadrature dell’impasto. Oso mettermi in posa.
Prima della fine (che sfacciata!) mi permetterò addirittura di dare a Laura indicazioni sulla mia “biografia”…
Arrivano gli ultimi, temutissimi passaggi: quelli dal punto 11 in poi.
Incredibilmente, tutto fila liscio: gli impasti chiaro e scuro scendono in modo regolare, creando cerchi concentrici quasi perfetti.
Quanti sono? Joelle li conta in francese.
Anche la decorazione superficiale è bellissima: la mia mano è ferma, la linea che traccia è precisa.
In forno.
Acc…! Il bordo della griglia è rialzato: riuscirò a inserire la tortiera senza inclinarla?
SÌÌÌ!!! A questo punto, non mi resta che attendere.
Ho portato da casa una torta già fatta (come di consueto, non lascio nulla al caso).
Incominciano a fotografare quella.
Beatrice ha sovrapposto due teli, uno a quadrettini e uno verde.
Al centro, un piatto bianco con la mia “Tigrata”.
L’effetto è sorprendente. Da sola, non ci sarei mai arrivata.
L’apparecchio fotografico è montato su un’enorme staffa e collegato al computer.
Pare che il tutto costi più di un’automobile.
Riccardo utilizza grandi fogli di polistirolo e un piccolo specchio da trucco per creare gli effetti di luce.
L’alveolatura interna del dolce viene ingrandita all’inverosimile: che bello, adoro “entrare” nel cibo!
Mi sposto continuamente tra il set fotografico e il computer di Laura.
Vorrei dividermi in due per poterli seguire in contemporanea.
Laura inserisce i testi nell’apposita griglia (che strano vedere il proprio nome accostato al volto del lettore precedente!).
Cita la nonna Carolina, e gliene sono grata.
In fondo all’articolo, riporta le bevande consigliatemi da Sara e dallo zio Giulio.
Il trillo del timer annuncia che anche la nuova “Tigrata” è pronta.
Joelle la taglia a fettine sottili, e poi le divide ancora in piccoli pezzi.
Mi viene da ridere, pensando alle porzioni del Paffutello…
Dalla redazione, alla spicciolata, incomincia ad arrivare gente.
Assaggiano la mia torta, e poi ne prendono ancora.
Questo dolce senza latte né burro lo può assaggiare anche una giornalista che, probabilmente intollerante al lattosio, di solito deve passare la mano.
Sul piano di lavoro, compaiono schiscettedi alluminio: molti si porteranno a casa qualche fetta per la colazione.
È UNA SODDISFAZIONE INCREDIBILE!!!
Quasi non mi accorgo che sono passate le cinque.
Laura mi fa presente che ho un posto prenotato sulla Frecciabianca per Verona.
Via di corsa, in metropolitana.
Alla stazione, tutti tagliano la strada a tutti. Da brava provinciale, cedo il passo.
Binario 10, treno 9743. Sarà quello giusto? Sì, dai!, lo è.
Per aiutare una signora anziana a caricare la valigia, sbaglio carrozza.
Restituisco il posto alla legittima proprietaria.
Poco male: mi trasferisco armi e bagagli al 15A della carrozza 1.
Fatto.
Mi stravacco sul sedile.
Collego il cellulare alla presa.
Per prima cosa, invio un doveroso ringraziamento a Laura.

Poi, per tutto il tragitto, mi godo i messaggi, le telefonate e le congratulazioni delle tante persone che mi vogliono bene.

Le mie foto che compaiono nel collage – come pure i video – sono state scattate da Laura Forti; le altre sono tratte da “La Cucina Italiana”,  febbraio 2015.

Nel post qui sotto troverete la ricetta della TORTA TIGRATA ALLE MANDORLE…

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2 Comments

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    Patrizia M 24 gennaio 2015 (12:41)

    Cara Valeria, ho letto attentamente tutto il tuo racconto , ho notato anche che l'appuntamento con Laura era in un via dedicata non solo al mio Abruzzo ma anche al nostro Gran Sasso e la cosa mi è sembrata una bella coincidenza perchè tu sei partita da una zebrata abruzzese per creare la tua e questo mi fa immensamente piacere. Complimenti carissima, di vero cuore, sei stata bravissima, oltre che sorridente e a tuo agio a dispetto dell'ansia iniziale… Vedi che hai talento e che devi continuare a metterti in gioco? Brava, brava, brava , sono tanto felice per te… un abbraccio affettuoso, Patrizia

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    Pane per i tuoi denti 24 gennaio 2015 (14:27)

    Ma che bello, Patrizia, che il primo commento sia tuo!!!
    E che, in questa stupenda e incredibile avventura, esista una sorta di "gemellaggio" veneto-abruzzese!
    Sei sempre troppo buona nei miei confronti: non credo di meritare i tuoi complimenti.
    Quanto al "sorridente" e a mio "agio a dispetto dell'ansia iniziale", hai pienamente ragione: ma questo stato di grazia era merito soprattutto delle persone che avevo intorno, che non dimenticherò mai e che considererò per sempre amiche.
    Come certe blogger abruzzesi di mia conoscenza…
    Un bacione.

    Valeria