PIETRO, CANITUCCIA, IL MAIALINO. E LA CACIOTTINA FATTA IN CASA

Era una donna libera.
Aveva “i capelli ardenti e le labbra di garofano”.
Maria.

Maria era la sua mamma.
Ma l’aveva abbandonata.

E Canituccia, a sette anni, faceva da servetta a Pasqualina.

Era povera, Canituccia.
“Portava una camicia di cotone bianco tutta toppe, un corpetto di teletta marrone e per gonnella un panno rosso, tenuto su alla cinta da una cordicella.”

Era esile e smunta, Canituccia. Denutrita.
“Aveva una testa piccola, con una faccia minuta e bianca… una testa troppo piccola sopra un corpo molto magro… Le gambe stecchite…  Il collo… dove i tendini parevano corde tese.” 

Scalza, con i piedini ormai insensibili, Canituccia, tutti i giorni, fino a notte inoltrata, portava al pascolo Ciccotto, “un porcellino bianco-roseo, con una macchia grigia sulla schiena, grassottello e rotondetto”.

Ciccotto era il suo amico più fedele.
Il suo compagno di giochi.

Gli voleva tanto bene, Canituccia.
E, quella volta che, in pieno febbraio, il maialino si era perso, la bimba era tornata indietro a cercarlo nel buio…

Aveva freddo, d’inverno, Canituccia.
Quando pioveva – e pioveva spesso – si copriva la testa con quel cencio rosso che le faceva da gonnella.
Ma, così, le gambette le rimanevano scoperte.
“Camminava nelle pozze d’acqua e fango, sferzata dalla pioggia, dicendo a Ciccotto:
«Corriamo… Corriamo perché a casa ci sta il fuoco e ci scalderemo».
Ma spesso il fuoco era spento e Canituccia andava a dormire ancora inzuppata dalla pioggia.”

Aveva sempre fame, Canituccia.
Un’ “insaziabile fame che le mordeva lo stomaco”.
Al pascolo, nei campi, sognava il cibo a occhi aperti:
“«Mamma Pasqualina dà la minestra a Canituccia, che se la mangia tutta tutta».”
E« il parroco e gli fa mangiare tante tante mele” (a Ciccotto), “mentre Canituccia si mangia il pane».”

Passarono i mesi.
“Ciccotto era diventato così grasso e grosso, che non si poteva più menarlo a pascolare molto lontano…” Canituccia “si sgomentava un poco a vederlo così grosso, tanto più di lei, che era sottile come un manico di scopa.”

E venne il momento…
“Traballando un poco, Canituccia andò ad accovacciarsi in un angolo del cortile per vedere ammazzare Ciccotto. Vide al vagante lume che lo trascinavano in cortile, che… lo tenevano. Udì i grugniti disperati di Ciccotto che non voleva morire.”

La chiamarono in cucina.
Qui, con le carni di Ciccotto, alcuni preparavano la salsiccia, altri confezionavano lardo e prosciutti, altri ancora cuocevano strutto e ciccioli.
“Pasqualina, sopra un angolo del focolare, faceva friggere del sangue nel tegame.”

Rimase sulla soglia, Canituccia, senza entrare.

Qualcuno si ricordò che la bambina non mangiava da un giorno.
Le offrì del pane nero con sopra un pezzo di sangue fritto.
Il sangue di Ciccotto.

Canituccia moriva di fame. 
Eppure… “disse di no, semplicemente, col capo.” 

Quando sarai grande – ma molto grande – Pietro, amore mio, ti farò leggere “Canituccia”, racconto di Matilde Serao.

E ti racconterò che quella volta, al pranzo di Pasqua 2016, anche tu, davanti al piatto con la carne di quel maialino che avevi visto intero, con il musetto, le orecchie e la codina, hai detto no scuotendo piano la testa.

Ti dirò quante volte mi hai portata per mano a cercarlo, il porcellino.
E quante volte hai esclamato “Nooo, nooonna!”, non trovandolo al suo posto.
Ti confesserò di averti raccontato una bugia, dicendoti che il maialino era scappato…

Quando sarai grande, Pietro amore – ma molto grande – non ricorderai più nulla di questa tua prima delusione.
Ma la tua nonna non dimenticherà mai i tuoi occhi, le tue labbra che imitavano il verso del porcellino.
E il momento in cui, come Canituccia, hai detto di no.
Semplicemente, col capo.

Pietro riesce sempre a commuovermi.
Un attimo di pausa per riprendermi…

Dopo un racconto come questo, la ricetta non poteva che esse vegetariana:

 

 

LA CACIOTTINA FATTA IN CASA

I MIEI APPUNTI:

– ho usato il Cheese Maker Léklué e il forno a microonde Whirlpool;
– ho utilizzato latte di mucca, ma si può usare anche quello di pecora o di capra;
– il risultato è una formaggella fresca con un gusto leggero e la consistenza delle caciottine “primo sale”.

 

CHE COSA SERVE?

– 1/2 l di LATTE FRESCO intero
– 1/2 l di LATTE FRESCO parzialmente scremato
– 30 ml di SUCCO di LIMONE filtrato
– 3 g di SALE fino

 

COME FACCIO?

1. VERSO tutto il LATTE nel contenitore esterno (bianco) del Cheese Maker, chiudo con il coperchio in silicone.

2. METTO il contenitore nel FORNO a MICROONDE. Faccio riscaldare alla massima potenza per 14 minuti (verso la fine, il latte tenderà un po’ a fuoriuscire).

3. TOLGO il contenitore dal forno a microonde, apro il coperchio (attenzione al vapore rovente!), verso sul latte il SUCCO di LIMONE e il SALE.

4. MESCOLO la CAGLIATA che si forma con un mestolo di silicone, faccio raffreddare per 30 minuti a temperatura ambiente.

5. TRASCORSO questo primo periodo di riposo, MESCOLO ancora la CAGLIATA con un cucchiaio possibilmente non di metallo.

6: FILTRO il formaggio utilizzando il COLINO VERDE contenuto nel Cheese Maker. Lo COMPATTO bene, con un BATTICARNE rivestito con PELLICOLA TRASPARENTE, avendo cura di scolare più siero possibile.

7. FACCIO riposare in FRIGORIFERO per almeno 2 ORE.

8. ROVESCIO la CACIOTTINA su un piatto di portata (per toglierla più agevolmente dal cestello, dovrò “schiacciare” verso l’interno il formaggio fuoriuscito dalle fessurine laterali).

9. LA SERVO condita con OLIO, SALE, PEPE e contorni di VERDURA FRESCA.

 

SODDISFAZIONE ***
PAZIENZA**

 


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4 Comments

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    consuelo tognetti 1 aprile 2016 (9:26)

    Pietro ha già le idee ben chiare nonostante la tenera età..immagino da chi avrà preso questo temperamento!
    Molto tenero il tuo racconto, sono certa che anche il tuo nipotino leggendolo si ritroverà nella similitudine..un abbraccio cara e felice giornata <3
    ps: non sapevo che esistesse un cheese maker O_O lo vogliooooooo 😛

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    Mila 1 aprile 2016 (11:53)

    Che brava!!!!

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    Pane per i tuoi denti 4 aprile 2016 (7:31)

    Carissima Consuelo,
    Pietro è la focopia autenticata del nonno… l'avresti mai detto?
    Chissà se un giorno leggerà i miei racconti: pensavo che, quando sarà grande, potrei raccoglierli in un volume e regalarglieli.
    Quanto al cheese maker, io ce l'ho perché lo davano con i punti all'Esselunga!
    Un bacio grande.

    Valeria

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    Pane per i tuoi denti 4 aprile 2016 (7:32)

    Sei gentilissima, Mila!
    Un abbraccio.

    Valeria