MARCELLO, LO CHEF FABIO POTENZANO E LE CROCCHETTE DI MAIALE CON SCHIACCIATINA DI MELE

Caro Marcello,

permettimi prima di tutto di spiegare a chi non ti conosce che sei il figlio di mio fratello: in una parola, il mio primo, amatissimo nipote.

Sei nato in un giorno di giugno di diciannove (anzi, quasi venti) anni fa.

Alla notizia della tua nascita ho pianto.
Per la commozione.
Ma anche perché, nel profondo, avrei tanto voluto che quel bambino paffuto e capellone fosse il mio.

Nei primi mesi, se ti prendevo in braccio, frignavi come un ossesso: forse avvertivi la mia paura di farti male (non dimenticare la mia scarsa dimestichezza con i neonati!).
Un po’ alla volta, però, hai incominciato ad abituarti a questa zia un po’ goffa, e da qui è stato tutto bellissimo.

Il tuo primo compleanno ha coinciso con i tuoi primi passi (in giardino, da una sdraio all’altra) e con il tuo primo trattore.
Lo guardavo da anni, quel trattore blu, esposto davanti al negozio di giocattoli di via Fincato.
E da mesi l’avevo comprato.
In seguito, ho scoperto che proveniva dal magazzino all’ingrosso di quello che sarebbe poi diventato il nostro zio Paffu.

Sono infinitamente grata ai tuoi genitori per averti permesso, finché eri piccolo, di passare del tempo con me: quanti sono i “nostri” momenti, che ricordo con dolcezza!

Quella volta al parco giochi, per esempio.
Nessuno voleva credere che tu non fossi mio figlio.
“Ma è identico a lei, signora!”, mi dicevano.
E io a gongolare…

O a casa mia, a vedere il film di Bambi.
Con te che correvi per la stanza, scivolando sul pavimento per imitare il cerbiatto dei cartoni.

La tua antipatia per il quadro di Jackson Pollock che faceva da testata al mio letto.
Dovevo coprirlo con una serie di disegni di paperette, per riuscire a portarti a fare il riposino!

Ricordo i nostri tragitti in auto, la mitica Ypsilon blu metallizzata.
Ascoltavamo Battiato a manetta: credo che, una delle tue prime canzoni, sia stata proprio “Cuccurucucù”, che storpiavi in “Ahiahiahiahiahi, tatana!”.

Seduto dietro (non erano ancora obbligatori i seggiolini), bevevi succo all’albicocca.
Ne versavi una quantità adeguata sul sedile e poi mi chiedevi “Zia, posso spolcale?”.

Definivi “a confetto” i finestrini a compasso.
E ti facevi legare con la “ciuciuna” di sicurezza.

Durante i nostri “viaggi”, questa perfida zia tentava addirittura di insegnarti l’alfabeto greco: alfa, beta, gamma, delta…
Il tutto nella speranza di indirizzarti al liceo classico.
Tu hai preferito lo scientifico.
Ma Storia, la facoltà che hai scelto, dimostra che le zie hanno sempre ragione.

L’ultimo ricordo di un Marcello bambino è sempre in auto, a ripassare l’anatomia di occhio e orecchio.
E una successiva partita a tennis, giocata più sui corridoi esterni che nel campo.
Partita di cui, da qualche parte, ci dev’essere ancora una documentazione fotografica.

E poi… è stato come nella canzone di Vecchioni: “Bimbo mio, che strano sogno, voltarsi intorno e non vederti più”.

Se, nei miei ricordi, cerco immagini della tua adolescenza, fatico a trovarle.
Ora il mio Marcello è un uomo, con tanto di barba e pomo d’Adamo.

Abbiamo passato una settimana insieme, in settembre: mi hai seguito ovunque, dalla mattina alla sera.
Arrivavi per colazione, stavi con me in sudio e te ne andavi la sera a ora di cena.
All’inizio, questa “convivenza” mi è sembrata strana (in fin dei conti, non sono mai stata abituata ad aver ragazzi per casa).
Ma è bastato pochissimo perché questa nuova situazione mi coivolgesse.
E, ti confesso, ancora oggi mi spiace che sia finita.

Ogni tanto mi telefoni.
Ma, povero Marci, pare che i nostri orari non coincidano: mi becchi sempre indaffaratissima!
Quando ti richiamo io, sei tu ad avere lezione.
Poche parole, di corsa.
Ma è bello ugualmente!

Abbiamo frequentato insieme un corso di cucina.
Un tot di serate a tema, nell’immensa struttura di un istituto alberghiero.
Usavamo teglie e mestoli talmente grandi, che mi sentivo un topino come il Remy di Ratatouille!
In quell’occasione, sei stato gentilissimo, e ti sei sobbarcato i compiti a me più sgraditi: pulire il pesce e friggere.
Sono tante le ricette che lo chef Fabio Potenzano ci ha insegnato (tra cui quella di questo post).
La nostra competenza culinaria si è accresciuta.
Ci siamo divertiti da matti.
Ma la cosa che, più di tutte, ricorderò di quel corso, è la gioia che ho provato a condividerlo con te.

“Cucinare è come amare”, ha detto qualcuno.
Cucinare insieme a una persona cara è amore puro, aggiungo io.
E quando questa persona è un nipote come, te, Marcello, è anche una gioia immensa.

Ti voglio bene.

Zia Valeria

“LE CROCCHETTE DI MAIALE CON SCHIACCIATINA DI MELE”
(la ricetta è del mio maestro Fabio Potenzano, che ringrazio di cuore; ho usato il mixer, ma le crocchette possono essere impastate anche con metodiche tradizionali)

CHE COSA SERVE?

Per le crocchette:
– 300 g di PANCETTA AFFUMICATA
– 500 g di MACINATO DI MAIALE (o misto maiale e rognone)
– TIMO
– SALE
– PEPE
– 2 UOVA
– 150 g di MANDORLE a LISTARELLE
– 150 g di GRISSINI tipo Torino tritati grossolanamente
– OLIO per FRIGGERE

Per la schiacciatina di mele:
– 4 MELE Granny Smith (ho usato mele Melinda)
– 20 g di BURRO
– 20 -25 g  di ZUCCHERO

COME FACCIO?

Preparo le crocchette:

1. INSERISCO la PANCETTA AFFUMICATA tagliata a tocchetti nel boccale del Bimby. La TRITO finemente.

2. AGGIUNGO il resto della CARNE MACINATA, il TIMO, il SALE e il PEPE e TRITO ancora.

3. CON LE MANI, formo delle PALLINE un po’ più grandi di una noce. Le faccio rotolare tra le dita, allungandole un po’.

4. PASSO le crocchette nell’UOVO SBATTUTO, le SGOCCIOLO bene e le faccio poi rotolare in un mix di GRISSINI tritati grossolanamente e MANDORLE tagliate a listarelle.

5. FRIGGO le CROCCHETTE in olio a 175°C.

6. NEL FRATTEMPO, PRERISCALDO il forno a 100°C.

7. MANTENGO calde le CROCCHETTE nel FORNO preriscaldato.

Preparo la schiacciatina di mele verdi:

1. SBUCCIO le MELE e le TAGLIO a fettine.

2. IN UN TEGAME di media altezza, CUOCIO le MELE con lo ZUCCHERO e il BURRO fino a quando non riesco a schiacciarle con una forchetta.

Assemblo:

1. IMPIATTO le CROCCHETTE con la SCHIACCIATINA di MELE.

2. GUARNISCO con INSALATINA e qualche goccia di GLASSA all’ACETO BALSAMICO.

SODDISFAZIONE ****     PAZIENZA ****

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6 Comments

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    andreea manoliu 13 marzo 2015 (15:09)

    Si sente l'amore di zia nei confronti del nipote che è grande e poi,… queste crocchette sono squisite, un grande piatto da chef ! Buon weekend !

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    Pane per i tuoi denti 13 marzo 2015 (15:13)

    L'amore grande della zia!!!
    Fabio Potenzano è veramente uno chef stellato…
    Buon week end anche a te!

    Valeria

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    consuelo tognetti 13 marzo 2015 (21:16)

    Valeria, mi hai commossa. Hai fatto una dedica a tuo nipote Marcello bellissima, toccante e dannatamente realistica..nel mio piccolo vedo mio nipote andare già alle elementari, essere più indipendente e cercare sempre meno le coccole della zia (da cui prima era dipendente..da qui il nome del mio blog..). A fine post piacevo..meno male che la ricetta mi ha rimesso in sesto ^_*
    Complimenti sinceri <3

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    Pane per i tuoi denti 14 marzo 2015 (14:02)

    E tu, come sempre, commuovi me!!!
    Marcello è stato, è e sarà sempre il mio grande amore…
    Non preoccuparti per l'indipendenza del tuo nipotino: sono sicura che cercherà per tutta la vita le coccole di una zia meravigliosa come te!!!
    Un abbraccio e grazie per il bellissimo commento.

    Valeria

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    Little Miss Book 15 marzo 2015 (18:15)

    Bellissime parole e ricordi. E che piatto goloso!!

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    Pane per i tuoi denti 15 marzo 2015 (20:34)

    Grazie, Marina!

    E hai visto come, dietro tuo consiglio, ho ridotto esclamativi e puntini di sospensione?
    Le crocchette sono buonissime: le ho fatte anche con gli avanzi del bollito e hanno avuto un successo strepitoso.

    Un bacione.

    Valeria