IL PRINCIPE CUOCO. E LA TORTA DI MELE MIGLIORE AL MONDO

Era una valle ampia e luminosa.
Circondata da monti morbidi, tappezzati da alberi di mele.
Com’erano ordinate, quelle coltivazioni, con mille scriminature a suddividere i filari di un verde vivissimo!

Il cielo era sempre limpido, sopra quella valle.
Le poche nuvolette che lo popolavano erano così bianche da abbagliare.
E si rispecchiavano in un laghetto azzurro dalle acque freschissime.

In fondo alla valle, Tress: un minuscolo regno abitato da gente seria e operosa, le cui principali occupazioni erano la coltivazione delle mele e la loro trasformazione in ottimi dolci che venivano venduti in tutti i regni vicini.

In mezzo alla piazza più bella del paese, sorgeva un palazzo con quattro bifore sulla facciata e un terrazzino proprio sopra il portone.
Attaccato a un’asta argentata, il gonfalone con il simbolo di Tress: in campo argento, una mela bianca morsicata.

Era la dimora di re Lou, sovrano giusto e gentile.
Con lui vivevano la regina Otte e i loro due ragazzi: il principe Pi e la principessina Iaia.

In un’ala un po’ lontana del palazzo, abitava la nonna Valò, matrigna del re.
Nonna Valò solo in età avanzata aveva sposato in seconde nozze il padre di Lou e, da subito, aveva voluto un bene dell’anima ai figli di lui.
Con la nascita dei nipotini, poi, se possibile, il suo amore era addirittura aumentato.

È il principe Pi il protagonista della nostra favola: intelligente, atletico, bello, con i ricci castani sempre spettinati e due occhi scuri così profondi da far innamorare tutte le fanciulle del regno.

Studiava per diventare re, in giovane Pi.
Ma il suo sogno era di fare il cuoco.

Così, quando il padre gli ricordava che quanto prima avrebbe dovuto prendere il suo posto, il principe rispondeva immancabilmente: “Diventerò re solo dopo aver cucinato la torta di mele più buona al mondo”.
E il padre finiva per allontanarsi sconsolato, trascinandosi dietro lo strascico bordato di pelliccia e scuotendo la grigia testa incoronata.

Di giorno erano storia, geografia, diritto e amministrazione le materie a cui il principe si dedicava.
Ma, la notte, quando la vallata era illuminata solo dalla luce della luna e tutti dormivano, Pi lasciava la sua stanza con il letto a baldacchino.
Con addosso la casacca e i pantaloni bianchi che si era infilato al buio, raggiungeva i piani inferiori del castello, apriva silenziosamente la porta della cucina, accendeva il forno.
E incominciava a cucinare.

Quante volte l’aveva provata, la sua ricetta della torta di mele!
Aggiungeva un ingrediente, ne cambiava un altro, otteneva sempre risultati dignitosi.
Ma non era mai la torta di mele più buona al mondo.

Quella notte, l’aveva già rifatta tre volte.
Ne era certo, aveva messo tutto ciò che ci voleva: lo zucchero, il burro, i frutti migliori.
Ma non era la torta di mele più buona.

Eppure il profumo che usciva dal forno era gradevole.

Fu proprio quell’aroma a sfuggire al controllo di Pi.
Piano piano, simile a un sottilissimo nastro fragrante, passò attraverso una fessura della porta della cucina, percorse le sale e i corridoi del castello, fino a salire le scale dell’ala più lontana.
Quella in cui dormiva Valò.

Gli anziani, si sa, hanno il sonno leggero.
Così, quando l’aroma si intrufolò nella sua camera, infilandosi attraverso il forellino lasciato da un tarlo nello stipite, la nonna del principe prima sognò di assaporare un dolce, poi aprì appena gli occhi, se li stropicciò, e infine si svegliò del tutto.

Si alzò lentamente – la sua schiena non le permetteva movimenti veloci – si infilò quel vestito un po’ logoro ma tanto comodo, uscì dalla propria stanza e risalì il profumo.

Quando si trovò davanti alla porta della cucina, nonna Valò comprese immediatamente il dramma che si stava consumando all’interno.
Non sapeva proprio come comportarsi: ritornare in camera e non disturbare il nipote? Entrare ad aiutarlo?

Optò per la seconda ipotesi.

E fece bene.
Una volta entrata in cucina, trovò un Pi affranto.
“Proprio non ci riesco, nonna! La mia torta di mele è buona, ma sembra sempre che manchi dell’ingrediente essenziale: quello che la renderà la migliore al mondo” si sfogò il principe.

La nonna gli sorrise, con le labbra grinzose lo baciò sulle palpebre, gli accarezzò i capelli arruffati.
Poi si alzò, si annodò un vecchio grembiule e, sollevandogli il mento per guardarlo negli occhi scuri, gli propose: “Se provassimo insieme?”.

E fu così che le mani forti di Pi lavorarono accanto a quelle nodose della nonna.
Le mele furono selezionate e accuratamente sbucciate, i tuorli furono sbattuti con lo zucchero e con il burro ammorbidito, farina e lievito furono setacciati, le chiare d’uovo vennero montate a neve ben soda.

Nonna e nipote si guardavano, e si capivano al volo: non c’era bisogno di parole, tra loro.

Alla fine, Pi versò l’impasto nello stampo imburrato e infarinato.
Era arrivato il momento di infornare: la tortiera venne delicatamente deposta sulla griglia, lo sportello del forno venne chiuso.

Incominciò l’attesa.
Era quasi mattina.

Non è possibile descrivere il profumo che, alle prime luci dell’alba, inondò tutto il paese.
Era un aroma dolce e intenso, e nel contempo leggero e delicato.
Aveva in sé i ricordi dell’infanzia e le speranze per il domani.
Era la fragranza della torta di mele migliore al mondo.

Quando gli abitanti di Tress si svegliarono, allargarono le narici per assaporare quel profumo.
Spalancarono le finestre per farlo entrare nelle loro case.
Si guardarono l’un l’altro sorridendo.
Compresero che il loro regno aveva un nuovo, giovane re.

Stremato, nella cucina del castello, il principe Pi poggiò la mano su quella della vecchia nonna.
Con uno sguardo, le disse quant’era felice.
Insieme, avevano creato ciò che, da tanto tempo, egli cercava.

Perché, insieme, avevano trovato l’ingrediente essenziale.
L’amore.

 

Dedico questa favola al mio nipotino Pietro. Qualsiasi riferimento a fatti e persone reali è assolutamente voluto.

 

 

LA TORTA DI MELE MIGLIORE AL MONDO: QUELLA CON CONFETTURA DI ALBICOCCHE E AMARETTI DELLA NONNA CAROLINA


DOSI: tortiera 26 cm   PREPARAZIONE: 30′   COTTURA: 80′-90′


I MIEI APPUNTI

  • Un ricordo d’infanzia: domenica pomeriggio, noi bambini che tornavamo tutti eccitati dopo una giornata in montagna… A casa, la nonna preparava tè caldo e splendide torte di mele. Quella che vi propongo è una delle sue ultime versioni… e senz’altro la migliore! A mio parere, la migliore del mondo.
  • Ho usato le fruste elettriche, proprio come faceva la nonna Carolina.
  • L’ho cotta nel forno Gaggenau.
  • Il segreto di questa torta sta nella qualità delle mele (ottime le renette della val di Non, terra di origine del Paffu).

CHE COSA SERVE?

  • 100 gr. di AMARETTI
  • 1400 g di MELE RENETTE (che ho pesato dopo averle pulite e sbucciate)
  • 3 UOVA
  • 200 g di ZUCCHERO
  • 125 g di BURRO ammorbidito
  • un po’ di LIQUORE AMARETTO di Saronno
  • 200 gr. di FARINA 00
  • SALE
  • una bustina di LIEVITO VANIGLIATO
  • LATTE se necessario
  • 40 g di CONFETTURA di ALBICOCCHE

 

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COME FACCIO?

  1. PRERISCALDO il FORNO (ventilato) a 160 gradi.
  2. SBRICIOLO grossolanamente gli AMARETTI.
  3. SBUCCIO le mele e LE TAGLIO a fettine piuttosto sottili.
  4. FRULLO le UOVA con 190 gr. di ZUCCHERO e il BURRO.AGGIUNGO il LIQUORE e la FARINA setacciata con il SALE e il LIEVITO. MESCOLO ancora fino a ottenere un impasto cremoso. Se necessario, unisco un po’ di LATTE
  5. TENGO da parte un po’ di fettine di MELA per guarnire. Le altre mele andranno aggiunte e mescolate delicatamente all’impasto.
  6. STENDO un primo strato di impasto sul fondo di una TEGLIA del diametro di cm 26 (coperta di carta forno), SPARGO su questo strato gli AMARETTI sbriciolati e la CONFETTURA a ciuffetti, COPRO il tutto con il rimanente IMPASTO.
  7. GUARNISCO con le fettine di MELA precedentemente messe da parte, SPOLVERIZZO con lo ZUCCHERO rimasto, inforno e CUOCIO per 80 – 90 minuti.
  8. E’ OTTIMA TIEPIDA, magari con una tazza di tè caldo. Proprio come ce la offriva la nonna Carolina…

SODDISFAZIONE ****     PAZIENZA ***     DIFFICOLTA’ ***


 

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Gli avete dato un’occhiata?

 

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